DI ALBERICO GIOSTRA

ALBERICO GIOSTRA

A me era sfuggita la notizia che il 28 ottobre scorso Penati è stato assolto anche nel processo sulla sua associazione Fare Metropoli. Assoluzione che segue quella sul cosiddetto sistema Sesto. La notizia, come al solito, è stata del tutto emarginata. Noi pubblichiamo in prima pagina solo le accuse e le condanne. Mai le assoluzioni.
Caso Penati:giudici,no prove soldi illeciti a Fare Metropoli
Motivi, pur con lacune documentali non dimostrato fosse schermo
(ANSA) – MILANO, 8 NOV –
Per la “frammentarieta’ della  ricostruzione documentale e l’inutilizzabilita’ delle consulenze”
disposte dall’ufficio del pm non e’ stata raggiunta la prova del  finanziamento illecito a Fare Metropoli e del fatto che  l’associazione fondata da Filippo Penati fosse, come e’ stato  ipotizzato, “mero schermo” per ottenere contributi elettorali in  modo illegale
E’ la conclusione a cui, lo scorso 28 ottobre, e’ arrivato il  giudice monocratico di Milano Mariantonia Monfredi che,  accogliendo la richiesta della Procura, ha assolto con formula  piena l’architetto Renato Sarno, l’imprenditore salentino,  Roberto De Santis e Pietro Rossi, Carlo Angelo Parma  rispettivamente legale rappresentante e responsabile finanziario  di Fare Metropoli, tutti imputati di finanziamento illecito ai  partiti per 368 mila euro nel filone del procedimento trasmesso  dalla magistratura di Monza a quella di Milano.
Nell’atto, depositato nei giorni scorsi si spiega che  l’associazione, sorta nel dicembre 2008 con lo scopo – era  scritto nel suo statuto – “di favorire la crescita della  comunita’ locale dell’area metropolitana milanese attraverso la  conoscenza istituzionale, politica, economica, sociale e  culturale in un ottica europea” ed era operativa solo in  Lombardia.
Al di la di questo il giudice, nelle sue motivazioni, in piu’  di un punto ha parlato di “parzialita’ e frammentarieta’ della  ricostruzione documentale operata con riferimento alle singole  elargizioni oggetto di contestazione” e di “lacune documentali”  e ha sottolineato che comunque, in base alle testimonianze in  aula, nei conti dell’associazione – su cui sono affluiti 419  mila euro con la “causale di quota associativa, liberalita’ o  contributo elettorale” e 51 mila euro in contanti – “non sono  stati rinvenuti movimenti in uscita riconducibili a iniziative  culturali o eventi, ma esclusivamente spese collegate  all’attivita’ elettorale di Penati. Infatti “e’ emerso abbastanza  chiaramente nel corso dell’istruttoria dibattimentale come  l’associazione (…) facesse riferimento” all’ex capo della  segreteria di Pier Luigi Bersani “e alla sua area politica”.
Nonostante cio’, Fare Metropoli “era nel suo statuto e nel suo  scopo lecita, si presentava all’esterno come direttamente  collegata a Filippo Penati” con cui “addirittura condivideva la  sede dei suoi comitati elettorali”. E poi le somme che aveva  ricevuto erano tracciabili in quanto versate “mediante bonifici  bancari”, salvo per un importo “non rilevante” ed allora era  “stata inoltrata idonea comunicazione alla Camera dei Deputati  di quanto trasferito a favore della mandataria elettorale della  lista Penati”.
“E’ quindi da escludere, – ha ribadito il giudice – al di la  delle lacune probatorie sul piano oggettivo, che si possa  ritenere raggiunta la prova in ordine alla consapevole volontà  di occultare la provenienza dei finanziamenti ricevuti. Inoltre,  “gli importi affluiti” sui conti bancari di Fare Metropoli e  quelli “destinati a finanziare la campagna elettorale” dell’ex  presidente della Provincia di Milano “non consentono di ritenere  provata, al di la di ogni ragionevole dubbio, la prospettata  natura di ‘mero schermo’ della associazione” per ottenere
contributi in modo illegale. (ANSA).

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