DI MICHELE ANSELMI
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Oliver Stone, classe 1946, lo conoscete: da sempre gli piace fare il bastian contrario. Ha omaggiato coi suoi controversi documentari i comunisti Fidel Castro e Hugo Chávez, e infatti c’è chi lo accusa oggi in patria, spesso e volentieri, «di idolatrare i traditori dell’America». In questo caso, appunto, Edward Snowden, classe 1983, il genietto informatico della Nsa (National Security Agency) che nel giugno 2013 rivelò al britannico “The Guardian” la messa a punto di un gigantesco piano di sorveglianza e intercettazione dei cittadini da parte del governo statunitense, iniziato con Bush e proseguito tranquillamente con Obama.
Snowden vive tuttora a Mosca, protetto dal presidente Putin, e difficilmente potrà mai andarsene da lì, essendo destinatario di severissimi atti d’accusa. Eroe o traditore? Stone sposa la prima ipotesi, e orchestra il suo film, teso, ritmato e ben recitato, con la solita grinta, ma senza rinunciare allo scandaglio psicologico. L’idea è di spiegare che cosa spinse un giovanotto conservatore, troppo gracile per indossare la divisa ma capace come pochi di usare il computer per difendere la sicurezza nazionale, a trasformarsi in un impavido “whistleblower” deciso a sputtanare il proprio Paese, colpevole di attività illegali e anti-democratiche con la scusa di combattere il terrorismo. Roba, sentiamo dire, da «dittatura chiavi in mano» (c’è anche un riferimento a Trump aggiunto in extremis).
Costruito per flashback, usando come cornice il teso incontro con gli inviati del “Guardian” dentro un albergo a Hong Kong, “Snowden” (in sala dal 24 novembre) non fa mancare nulla allo spettatore: l’addestramento, l’iniziazione, l’amore, le missioni, il successo, gli attacchi di epilessia, la crisi di coscienza, infine la decisione di spifferare tutto a costo di finire in galera o, peggio, ucciso. «Non devi essere d’accordo coi politici per essere un bravo patriota» teorizza nell’incipit il suo capo e mentore, ma strada facendo l’hacker idealista non riuscirà più ad accettare tutti quegli strappi giustificati dalla Ragion di Stato (e dalla voracità dell’industria bellica).
Naturalmente “Snowden” giganteggia nel confronto con “Il quinto potere”, il film di Bill Condon che ricostruiva lo scandalo WikiLeaks e la controversa figura di Julian Assange. Stone sa maneggiare la bollente materia, magari con qualche affondo retorico ma tenendo alto il ritmo all’insegna della suspense, e l’ingresso in scena del vero Snowden, nel finalissimo moscovita, certo è un bel colpo di cinema.
Cast ricco, con Joseph Gordon-Lewitt molto credibile nei panni tormentati dell’eroe eponimo, più partecipazioni illustri: Nicolas Cage, Timothy Olyphant, Tom Wilkinson, Melissa Leo, Shailene Woodley.
L’angolo di Michele Anselmi / Scritto per Cinemonitor
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