DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

“La gente sarà la mia scorta”. Non certamente a Reggio Emilia dove il premier accede al teatro “Ariosto” dall’entrata degli artisti nel retro dello stabile. La celebre frase pertanto resta nell’armadio degli slogan. Un Matteo Renzi fiacco, forse per l’estenuante tour elettorale, che incanta il parterre senza ricorrere ad effetti speciali. Nulla di nuovo nella città che Graziano Delrio governò per nove anni, prima di ascendere ai palazzi romani. Nella città più rossa d’Italia, il Pd meno renziano della penisola si è accodato alla corte dell’uomo venuto da Rignano sull’Arno durante la scorsa primavera. Una solida copertura in un territorio devastato dall’intreccio criminale tra ndrangheta e politica sfociato nel processo “Aemilia”. Comunque la quarta visita in sei mesi nella “Città del Tricolore” si rivela positiva. Qui Matteo is magic. Un pubblico accogliente e ipnotizzato, molti fans acclamanti, la solita sequela dei selfie in ricordo di una serata speciale. Renzi ripercorre la storia delle riforme costituzionali citando il discorso di Nilde Jotti a Piombino sul superamento del bicameralismo, le obiezioni di Don Sturzo sul dettato costituzionale, la particolarità del sistema parlamentare italiano che non prevede un premier eletto dal popolo come rivendicato dall’opposizione. “Non c’è un regime”. Strali veementi contro il M5S in direzione di Di Maio che ha confuso il Cile con il Venezuela rievocando Pinochet e vibrante denuncia dell’utilizzo dei fondi del gruppo del Senato per pagare le abitazioni dei gestori della comunicazione pentastellata. “Il governo è una squadra composta da elementi che non devono necessariamente segnare ma fornire l’assist della vittoria”. Renzi invita tutti a mobilitarsi per il Sì. Mancano dieci giorni e il timore della batosta aleggia pesantemente nell’aria. Domenica 4 dicembre il verdetto inesorabile delle urne.