DI MARCO GIACOSA
MARCO GIACOSA
Nell’estate del 2013 avevo preso l’abitudine di andare a leggere a un chiosco del parco Valentino, passavo le ore bevendo frullati e fumando. Durante quel tempo venivo accerchiato dagli scoiattoli, che avevano, proseguendo un percorso che non credo sia finito, perso ogni paura dell’uomo, sembravano anzi cercarlo. Ancora oggi mi stupisco di coloro che si stupiscono della mansuetudine di quegli animali: alcuni scoiattoli sono già fuori dal parco, avvistati tra le auto in via Tiziano, in corso Dante e in corso Marconi. Scrivere è creare un mondo: e nell’autunno di quell’anno creai il loro mondo in un romanzo chiamato La favola del Valentino. Perché era partito il progetto Macroverde, con il quale il Valentino sarebbe stato spazzato via e al suo posto sarebbero sorte quattro torri e un’uscita autostradale, e la cosa era gravissima: una torre sarebbe stata donata al comune (per la felicità del sindaco Micciacorta) dall’impresa costruttrice dell’americano George W. Smith, un progetto che era “inevitabile” per l’uscita dalla crisi (i pedaggi avrebbero contribuito alla buona salute delle casse comunali sofferenti per i tagli) Chi poteva allora ribellarsi a quella distruzione, se non gli animali? Ho raccontato di Jones, il capo degli scoiattoli, un rosso che aveva grandissime doti di mediazione, al punto da mettere fine alla secolare guerra con i grigi. Di Chanel, la capa delle anatre, un germano reale di rara bellezza, affascinante e aggraziata. Del Piuma, un piccione obeso, che fatica a tenere il volo, un grande mangione (che decide però di mettersi a dieta). Di Jimbo, il capo delle nutrie, un malato di tennis (che qualcuno di voi ha visto in un video che ho postato sabato). Di Alcatraz, il capo dei gatti, che vive adottato da un palazzo di corso Raffaello, con un passato in galera (le prigioni dei gatti sono in corso San Maurizio). Del cane Vendolabau, che sta in casa con un giornalista e un giornalaio, in via Ormea. Di Scipione, il capo dei cinghiali di Pecetto. Sono loro, con l’aiuto di un barbone sciancato, Izzo, che lottano contro la spianata del parco e non soltanto: si devono difendere anche dal terribile Katana, il capo dei gabbiani della Dora, che ciclicamente scende al Valentino per le sue razzie. Ho una turba: mi stupisco per gli animali nelle città, perché li trovo fuori posto. Che c’entrano, nel cemento lontano dalla natura? Eppure gli animali ci sono, non soltanto sopravvivono ma ci vivono bene. E fanno cose che noi non sappiamo. Noi non li vediamo: diamo il mangiare, il piccione fa due svolazzi, facciamo la fotografia e per noi è finita lì. Non è così. A Roma, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna, non lo sapete ma spesso di notte ci possiamo trovare Spartaco, il capo dei topolini di Villa Borghese, appassionatissimo d’arte, che cade estasiato davanti ai capolavori. Di notte, al bioparco, il custode Ignazio M apre le gabbie e gli animali sono liberi. Voi non lo sapete. Serenella la giraffa, ad esempio, spesso arriva su ai Parioli, qualcuno l’ha vista dalle finestre di via delle Tre Madonne, di viale Rossini, ma nessuno ci ha creduto. Sallustio, il capo dei piccioni, una lontana parentela con il Piuma di Torino, che vive dalle parti della Casa del Cinema; Portobello, il capo dei pappagalli verdi di viale Washington, c’è tutto un mondo a Villa Borghese. E soltanto quel mondo ha la volontà – fuori tempo, probabilmente fuori dalla storia – di aiutare gli umani che sembrano ormai votati all’autodistruzione. Le ultime manovre del governo hanno reso vantaggiosi i licenziamenti e ai Parioli quasi tutti stanno lasciando a casa le collaboratrici e i collaboratori domestici per sostituirli con personale sottopagato e fuorilegge. Sono loro, gli animali, che si rivolteranno alle ingiustizie – dovendo peraltro difendersi da TopDeFogn, il capo delle terribili pantegane che a ogni pioggia saltan via dai tombini. Sono a Roma e guardo a questo mio amore di città con gli occhi degli animali. Ho un mucchio di cose da fare ma sento l’impulso di occuparmi della favola di Villa Borghese (o dei Parioli. Boh, non so). Resisto, poi quando non resisto più vediamo. [E che dire di Bastianazzo, il capo dei cani (randagi) di Capo Milazzo, giù in Sicilia?]