DI MARUSKA ALBERTAZZI

maruska albertazzi

 Quando ho avuto il mio primo figlio, sapevo che avrei allattato. Sono stata una bambina allattata fino ai tre anni da una mamma col seno enorme e traboccante di latte. Mi immaginavo qualcosa di semplice, naturale e bellissimo, come mi raccontava sempre la mia mamma.

Non è andata esattamente così. Di latte ne avevo, e tanto. Ma Riccardo non riusciva ad attaccarsi, si attaccava male, sembrava sempre agitato , arrabbiato, lottava con quel seno che avrebbe dovuto rappresentare per lui conforto oltre che nutrimento. Ero avvilita e con le ragadi. Per i primi giorni, in clinica, fui costretta a svuotarmi continuamente il seno col tiralatte, tanto era gonfio e dolorante. Ne avevo a litri, a sufficienza per nutrire tre gemelli, eppure mio figlio sembrava non gradire. Mi suggerirono di conservarlo per le uscite serali o il ritorno al lavoro, e così feci. Ma il latte era davvero tanto, arrivavo a tirarmene quasi un litro al giorno. Chiesi se avrei potuto, magari, donarlo. Conoscevo bene i benefici del latte materno e sapevo che tanti bimbi prematuri ne avevano bisogno e non sempre le loro mamme erano in grado di darglielo.

Mi dissero che dovevo andare al Bambin Gesù, in determinati orari, che mi avrebbero fatto tutti gli esami del caso e che, se tutto andava bene, mi sarei potuta tirare il latte là e donarlo. Mi sembrò una follia. Ero là, a malapena mi reggevo in piedi dopo il cesareo, stavo per affrontare un allattamento che si preannunciava non poco difficoltoso, le notti insonni, l’organizzazione difficile che comporta un primo figlio. E loro mi chiedevano di andare in un ospedale, con i tempi dilatati degli ospedali, in certi orari, e magari passarci quattro, cinque ore tra una cosa e l’altra. E la poppata a mio figlio? E il sonno? E le ore nel traffico per attraversare Roma? Lasciai perdere, a malincuore.

Ma non potrebbero venire a prenderselo a domicilio? Pensai. Sono passati sei anni e, finalmente, qualcuno ci ha pensato. A Torino e Milano, un’ape car raccoglie il latte materno donato a domicilio e lo porta alla banca del latte dell’ospedale infantile Regina Margherita della città della Salute di Torino.

Si chiama Human Milk Link il progetto che prevede non solo la raccolta, ma un vero e proprio servizio di consulenza su allattamento, estrazione e conservazione del latte. Se pensiamo che attualmente, in Italia, solo un terzo dei neonati prematuri ha accesso al latte donato, è un progetto davvero importante. Per neonati di poche centinaia di grammi, il latte materno è un vero e proprio alimento salvavita. Ecco perché è fondamentale che anche altre città (Roma? Dove sei?) prendano spunto e offrano questo servizio.

Nel frattempo, io, col mio secondogenito di un mese, allatto convinta. Non sono più una mucca come per il primo figlio, ma per ora il mio latte sembra bastare. In attesa che un’ape car passi anche da casa mia per ritirare il latte tirato, se vi serve un po’ di latte materno, mi offro volentieri.