DI ANNA FALCONE
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Ero alla conferenza stampa dei comitati del no e il prof. Pace non ha mai detto, “Se vince il sì siamo pronti a fare ricorso (a prescindere)”, men che meno ha annunciato alcun ricorso preventivo come riportato da alcuni TG nazionali!
Il punto è che che stiamo ricevendo numerose segnalazioni, da italiani all’estero, circa irregolarità sulle schede inviate e sul voto.
E’ nostro dovere verificare tali segnalazioni, così come è nostro diritto-dovere – in caso di evidenti violazioni, tali da poter inficiare il risultato del voto – valutare la praticabilità di un ricorso o di un reclamo. O pensano che in caso di provati brogli si debba restare in silenzio?
E’ una posizione molto diversa da quella riportata da certi giornali, una scelta che mira a tutelare il risultato della consultazione referendaria e la correttezza dell’esercizio di voto degli italiani all’estero e in patria, non certo a metterlo in discussione o a disconoscere a prescindere il risultato del voto.
Idem per quanto riguarda il futuro del governo: non ne abbiamo mai chiesto le dimissioni: la nostra è una battaglia di democrazia, oltre e al di sopra dei partiti e della contrapposizione esclusivamente politica che mirano a far passare sui media. Siamo un comitato di cittadini che si oppone a una riforma che riteniamo sbagliata, antimoderna, inefficiente, che rafforza unilateralmente i poteri del governo, indebolisce Parlamento e garanzie democratiche a scapito dei diritti dei cittadini e della loro partecipazione.
Non ci cascate! Se c’è qualcuno che alza i toni, che personalizza ed esagera lo scontro, che paventa scenari apocalittici in caso di vittoria del NO è Renzi, con belante seguito dei suoi fedelissimi, dentro e fuori dal PD.
Non è un comportamento degno del Presidente del Consiglio che, prima di ogni altra cosa, dovrebbe rassicurare i cittadini e i mercati sugli effetti dell’esito referendario, a prescindere dal suo risultato, non cavalcare l’allarmismo e instillare la paura nell’elettorato, pur di ottenere un risultato che serve solo a rafforzare il suo potere personale, non la posizione internazionale dell’Italia o il suo futuro.