DI LUCA SOLDI

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La protesta delle donne turche e le loro mani, dipinte in segno di rabbia per l’ennesima deriva di Erdogan, ha portato a frutti cui ormai in pochi speravano.
IL governo turco è stato costretto a fare marcia indietro e ritirare una controversa e vergognosa legge, passata giovedì scorso in prima lettura in Parlamento che doveva essere approvata in via definitiva in queste ore. Il testo prevedeva una sorta di amnistia e la sospensione dei processi per chi, consumata una violenza su minore, avesse acconsentito alle nozze riparatorie. L’Akp, il partito di maggioranza del presidente Erdogan, ha deciso di ritirare il disegno di legge, criticato anche dall’Onu e sommerso dalle proteste sia in parlamento che nelle piazze. In pochi avrebbero scommesso che fosse impedito a questa indegna norma di tornare ad essere accettata dalla legge. La forza ed il coraggio di tante donne ha così impedito di tornare indietro nel tempo, a quelle comunità tribali dove le violenze sui minori e l’usanza delle “spose bambine” sono fatti comunemente accettati. Il ministro della Giustizia, Bekir Bozdag, al termine di una riunione della commissione Giustizia ha detto : “L’argomento è chiuso”, aggiungendo che, per quanto esista un “problema reale”, è escluso che un nuovo disegno possa essere presentato senza che vi sia una ampia maggioranza che lo sostiene. La decisione è stata presa dopo che lo stesso presidente Recep Tayyip Erdogan, aveva auspicato che la legge fosse approvata “con il più ampio consenso possibile”.
La protesta delle donne turche che avevano scelto coraggiosamente di scendere in piazza, dipingendosi le mani, ha sfidato e vinto il regime di Erdogan.