DI VANNI CAPOCCIA
VANNI CAPOCCIA
“L’Italia e` una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, inizia così la Costituzione della Repubblica Italiana riconoscendo il lavoro come elemento qualificante della dignità personale, al punto di considerarlo l’elemento su cui fondare tutta l’impalcatura costituzionale. Concetto ribadito nell’articolo 41 nel quale si afferma che la libera iniziativa privata non può svolgersi in “modo da recare danno… alla dignità umana”.
Credo che la dignità delle operaie e degli operai sia stata offesa più volte in questa lunghissima campagna elettorale. Iniziò l’illuminato industriale umbro del Cachemire Brunello Cucinelli, invitando i dipendenti a rimanere in fabbrica per ascoltare la ministra Boschi illustrare la riforma che porta il suo nome. Ha continuato l’industriale del petrolio Garrone che in una riunione con industriali liguri e piemontesi li ha esortati a convincere i dipendenti a votare sì. È seguitata con Renzi ospite di Marchionne nello stabilimento Fiat-Chrysler di Cassino che gli ha messo a disposizione gli operai Fiat per quello che sembrava un incontro dell’Anfia, ma di fatto era una passerella elettorale a dieci giorni dal voto.
Nessuno di questi industriali ha rispettato la dignità dei propri dipendenti, nessuno di loro li ha riconosciuti persone libere e senzienti, capaci di capire ed esercitare con spirito critico il libero arbitrio, altrimenti nelle loro fabbriche avrebbero invitato a dire le proprie ragioni anche un esponente del no.