DI CARLO PATRIGNANI

CARLO PATRIGNANI

Sin dal tema Se uccide non è amore, non è amore, non è amore esce dal solito solco del cahier de doléances, della solita denuncia en colère che, fine a se stessa, evapora quasi subito data la pochezza delle analisi e degli eventuali antidoti di contrasto alla virulenza di un fenomeno sociale che stabilmente occupa le cronache quotidiane: parliamo del convegno di domani al Nuovo Cinema Aquila di Roma, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, organizzato dall’Associazione Culturale FestArte diretta da Lorena Benatti, con il patrocinio del V Municipio, a cura dell’assessore alla cultura Maria Teresa Brunetti, con la collaborazione di altre associazioni culturali: Amore e Psiche, La scuola che verrà, Cooperativa sociale di psicoterapia medica, del settimanale Left, della Rivista di psichiatria e psicoterapia Il Sogno della Farfalla, e con la presenza di un nutrito gruppo di esperti: psichiatri e psicoterapeuti, psicologi, insegnanti, politici, intellettuali, giornalisti e anche artisti.

Protagonisti dell’inusuale convegno multisciplinare, il cui intento è di sensibilizzare la diffusione di una cultura che sconfigga l’impostazione di rapporti interumani basati sulla sopraffazione e sul dominio, sono, la mattina, i 170 studenti degli istituti superiori.

I ragazzi saranno coinvolti attraverso un questionario atto a suscitare una riflessione sui comportamenti discriminanti o un’intervista che ciascuno potrà raccogliere presso familiari, amici e conoscenti per saggiare il livello di consapevolezza delle dimensioni violente presenti nella vita quotidiana. Entrambi saranno stimolo per elaborare un testo di commento e una domanda da rivolgere agli esperti cui spettera il compito di svelare le origini della violenza sulle donne.

Il pomeriggio, invece, avrà come filo conduttore del dibattito a più voci il retroterra culturale che fa e che condiziona il rapporto interumano, in particolare il rapporto uomo/donna, adulti/bambini e adolescenti, in quanto, secondo gli organizzatori, per una reale prevenzione è necessario svilupparne i diversi aspetti.

Un convegno, dunque, che si annuncia ricchissimo di spunti e idee, nonchè ambizioso nell’intento: far luce su un mondo, le relazioni e i rapporti interpersonali, restato a lungo terra di nessuno, un tabù inviolabile e coperto dalla parola normalità che oggi si vuole sfatare, proprio perchè ci puo’ essere, c’è una normalità assassina: di qui, se uccide non è amore, non è amore, non è amore.

E’ per questo obiettivo culturale di alto spessore, recita la nota, che andremo a toccare il rapporto di sfruttamento, distruzione materiale e psicologica di quello che è considerato ‘il più debole’ e una riflessione sull’uomo, in particolare quella figura maschile definita molto spesso ‘normale’. Quante volte abbiamo sentito dire in casi di femminicidio da conoscenti delle vittime o degli aggressori ‘era un uomo normale’. Qui si vuole focalizzare l’attenzione sul fatto che tali avvenimenti non hanno niente a che vedere con il concetto di ‘normalità’, ma sono invece il frutto di una cultura antica e violenta. Ossia un pensiero patologico che considera la donna portatrice di una pericolosa diversità e inferiorità, anzichè accoglierne la sua sensibilità e intuito irrazionali.