DI MARCO FURFARO

MARCO FURFARO

Annunciare un ricorso preventivo su possibili brogli in caso di sconfitta, è un errore madornale. Così come continuare ad usare gli insulti. Lo dico a quelli del mio campo: ci sono mille e uno motivi per votare No e vincere il referendum. Gli indecisi si convincono spiegando il merito di una riforma pasticciata, non con la caccia alle streghe e gli insulti. Il 5 dicembre il sole sorgerà ancora. E io voto No perché voglio costruire un’alternativa a sinistra, non per var vincere la barbarie. Quella sfocia sempre a destra.
Il Sì cementificherà le politiche di questi anni e un assetto istituzionale che allontanerà ancora di più i cittadini dalla partecipazione democratica (senatori non eletti e senza vincolo di mandato territoriale, regioni espropriate di competenze che dovrebbero essere lasciate ai territori, tra gli esempi principali). Un assetto, associato alle politiche compiute in questi anni, che i cittadini stanno rifiutando in tutta Europa consegnando la propria rabbia (e il proprio voto) alle destre o a Grillo.
Per questo, agli indecisi di sinistra che hanno paura di consegnare il Paese alla destra o a Grillo, vorrei dire che l’unico modo per inaugurare una nuova stagione è votare No. Per cambiare davvero. Certo, non sarà facile e ci vorrà grande impegno. Ma a questo serve la politica. Non ad arrendersi all’esistente, a votare per paura degli altri o a cullarsi nel proprio isolazionismo (tanto caro anche alle élite della sinistra radicale), ma a cambiare ciò che non va bene. Anche quando le condizioni sembrano per niente facili. Chi a sinistra vota No, non vuole consegnare il Paese alle destre o a Grillo, ma inaugurare una nuova stagione in cui la sinistra torni a fare la sinistra.

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