DI DANIELE GARBO
DANIELE GARBO
Non è stata una tre giorni europea entusiasmante per il nostro calcio, ma ormai non è più una notizia. Bene solo Juventus e Roma, malissimo l’Inter, male Napoli, Sassuolo e Fiorentina.
La Juve vince a Siviglia, proprio lo stesso stadio dove lo scorso anno lasciò il primo posto nel girone pescando negli ottavi il Bayern Monaco, con la concretezza tipica delle grandi squadre. Gli andalusi le danno una mano, con l’espulsione di Vasquez e il calcio di rigore che consente a Marchisio di acciuffare il pareggio alla fine del primo tempo. E i bianconeri non giocano un gran calcio, situazione peraltro ricorrente in questa stagione. I nuovi acquisti non si vedono: Higuain è ai box, così come Piaca e Benatia, Dani Alves è rimasto a Barcellona, Pjanic è sempre quello di Roma, cioè un bel gingillo quasi mai decisivo. Dunque vince la vecchia Juve, quella di Marchisio, di Bonucci, sempre più determinante, e di Mandzukic, mentre l’unico che può dispensare fantasia e imprevedibilità, Paulo Dybala, è alle prese con un recupero più lungo del previsto.
Per vincere il campionato basta e avanza, ma per fare strada in Champions League serve di più, molto di più. Tocca ad Allegri far fare il salto di qualità. Intanto non è detto che il primo posto nel girone (per ottenerlo basterà battere la Dinamo Zagabria allo Stadium) sia un’assicurazione contro i rischi di brutti incontri negli ottavi, visto che tra le seconde che potrebbero pescare i bianconeri ci sono Arsenal o Paris Saint Germain, Manchester City, Bayern Monaco e Borussia Dortmund o Real Madrid. Insomma, non esattamente degli accoppiamenti rilassanti.
Chi invece deve ancora risolvere il problema qualificazione è il Napoli, che dopo le due vittorie iniziali sembrava a un passo dagli ottavi di finale, prima di incartarsi in casa col Besiktas, madre di tutti i guai successivi.
Ora gli uimini di Sarri sono condannati a non perdere a Lisbona contro il Benfica, che facendosi rimontare tre gol di vantaggio a Istanbul ha reso un pessimo servizio a se stesso, ma anche ai campani. Impresa non impossibile, ma obiettivamente difficile nel catino infuocato dello Stadio da Luz. Contro la Dynamo Kiev il Napoli ha offerto forse la sua peggior prestazione stagionale, apparendo povero di idee e molto annebbiato dal punto di vista atletico. L’assenza di Milik, cioè di una vera prima punta di peso, non può spiegare da sola l’involuzione degli azzurri, che contro gli ucraini hanno balbettato un calcio privo di cambi di passo e di dinamismo. La considerazione che la mancata vittoria del San Paolo non abbia inciso sulla necessità di fare comunque risultato in Portogallo lascia il tempo che trova. Il problema è capire le ragioni della crisi e trovare in fretta i rimedi. E cercare, come troppo spesso fa Sarri negli ultimi tempi, delle attenuanti certo non aiuta, anzi rischia di creare degli alibi. L’ultima cosa di cui ha bisogno il Napoli in questo momento.
In Europa League la Roma stacca il biglietto per i sedicesimi superando di slancio il Viktoria Plzen e blindando il primo posto nel girone. Cosa che le consentirà di andare in Romania in gita di piacere nella settimana tra il derby e il Milan, e di evitare un sorteggio proibitivo. Sontuosa la prestazione di Dzeko, autore di tre gol da grande centravanti e di giocate sopraffine. Nessuno può credere che sia lo stesso giocatore timido e impacciato visto nella scorsa stagione. Merito suo, che non si è mai perso d’animo, e di Spalletti, che lo ha pienamente recuperato dandogli fiducia sin dal primo giorno.
La Fiorentina va in campo molle contro il Paok e viene castigata in pieno recupero, anche con un pizzico di sfortuna. Ora un pareggio in Azerbaijan contro il Qarabag le garantirà in un colpo solo qualificazione e primo posto. Ma Paulo Sousa dovrà spiegare ai suoi giocatori che certi atteggiamenti in Europa si possono pagare a carissimo prezzo.
Ne sa qualcosa l’Inter, eliminata brutalmente con l’incredibile sconfitta in Israele: primo tempo perfetto con il doppio vantaggio, poi il tracollo nella ripresa. Pioli dice che è solo un problema di testa, ma la squadra è apparsa stremata nel finale. Certo è che non si è mai vista una formazione così ricca di talento sprecare così tanto.
Fuori anche il Sassuolo, ma a testa alta. Al San Mames di Bilbao i ragazzi di Di Francecso salutano l’Europa senza dover arrossire perchè l’Athletic ha collezionato negli anni scalpi ben più illustri degli emiliani. Gli infortuni, un organico insufficiente per affrontare tre competizioni e l’inesperienza hanno castigato il Sassuolo, che ora farà bene a concentrarsi sul campionato per evitare brutte sorprese.