DI LUCA SOLDI

 

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Non tutti i media internazionali sono appiattiti sulle posizioni istituzionali che stanno dominando il panorama dell’informazione sul tema della riforma Boschi.
È di questo ore un intervento dell’Economist che invece sposa una più pragmatica linea che sfata i miti di un referendum che invece il governo ed il mondo della finanza ricoprirebbero di un aspetto salvifico ai mali italiani.
Il prestigioso giornale, riassumendo, indica che in sostanza che la riforma proposta da Renzi non è quella di cui l’Italia ha bisogno.
In premier italiano in sostanza “nel tentativo di porre fine all’instabilità che ha portato 65 governi in Italia dal 1945 introduce la figura dell’uomo forte. E questo nel Paese che ha prodotto Benito Mussolini e Silvio Berlusconi ed è vulnerabile rispetto al populismo”.
Sempre secondo il prestigioso settimanale britannico il premier Matteo Renzi “ha sprecato quasi due anni ad armeggiare con la Costituzione. Prima l’Italia torna ad occuparsi delle riforme vere meglio è per tutta l’Europa”. E per l’Economist le riforme vere sono “quelle strutturali dalla giustizia all’istruzione”.
Nessuna catastrofe da una vittoria del “no”, conclude l’Economist: “potrebbero non essere la catastrofe che tanti in Europa temono. L’Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come ha fatto tante volte in passato. Se, invece, la sconfitta ad un referendum dovesse innescare il crollo dell’euro, allora vorrebbe dire che la moneta unica era così fragile che la sua distruzione era solo una questione di tempo”.