DI BARBARA PAVAROTTI
BARBARA PAVAROTTI
Aiuto, sono scomparsi gli uomini. Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, celebriamo il funerale dell’uomo inteso come “vir”, come colui che si assume responsabilità con dolcezza e forza. Non la forza di chi picchia, di chi si impone, ma la forza di chi sa sempre e comunque offrire un riparo e un sostegno, di chi sa trovare una soluzione pur nell’incertezza.
I tempi cambiano, donne, e visto che noi siamo brave, coraggiose e sempre pronte all’accudimento, sta emergendo una categoria in rapidissima espansione: uomini in cerca di tutto. Sempre esistita, per carità, come anche in campo femminile, ma un tempo almeno li chiamavamo col loro nome: parassiti. E non erano poi così tanti. Ora, sarà la crisi, sarà la confusione globale di ruoli, il fenomeno è inarrestabile.
Ecco un ventaglio di esperienze frutto di confidenze fra donne in campo “sentimentale”.
Il medico. Mi hai colpito profondamente, ti devo assolutamente rivedere… Ok, appena sarò libera… Senti, nel frattempo, visto che sei una così bella persona, mi presteresti 300 euro?
L’artista. Sono innamorato follemente di te, però ti premetto, non ho soldi, che volgarità del resto la moneta quando si tratta di sentimenti. Mi puoi amare lo stesso e magari mi compri anche un quadro?
Altro medico. Mi piaci, già ti voglio bene, vorrei presentarti ai miei amici … Gli amici sono un vu cumprà indiano che vende gioielli di contrabbando a partire da 1000 euro.
Il musicista. Amore, ti amo, ma se si esce a cena dobbiamo fare a metà. Tanto siete femministe.
Lo scrittore. Vorrei innamorami follemente, sento che sei la persona giusta. Ma sono in una situazione difficile.. Tu dove abiti?
Il militare. Sei la donna della mia vita, perché mi vuoi lasciare? Comunque, senti, se non torni con me, mi ridai il cellulare che ti ho regalato?
L’intellettuale. Uffa, le donne sono interessate solo alle carte di credito, non ne posso più… Certo, ti capisco caro… Infatti, tu sei diversa, per questo mi piaci, paghi tu l’aperitivo?
Ci fermiamo qui, per carità di patria, coi resoconti. Ma tocca interrogarsi su cosa sia successo negli ultimi anni agli uomini, ben sapendo, come diceva lo scrittore Joseph Conrad, che “essere donna è tremendamente difficile, perché consiste principalmente nel trattare con gli uomini”. Hanno perso tutto: ruolo, autorevolezza, capacità di sostegno economico. Di fronte alla nuova donna che chiede in fin dei conto solo parità di diritti in casa e fuori, sono sbandati. Oscillano fra l’essere eterni bambini, patologicamente infantili e il tirar fuori la grinta quando sentono vacillare il loro potere. Ci amano, ma a certe condizioni: la prima è sentirsi più importanti di noi. Di fronte alle donne di successo o che considerano nevrotiche, tirano sempre in ballo la questione sessuale: a quella le manca.. e sappiamo tutti cosa. Non sanno più assumersi le loro responsabilità di padri, di compagni e fuggono dinanzi ai problemi. Nessun padre ora dice mai ai figli trasmettendogli la sua esperienza: “Mi raccomando, sii uomo”. Perché essere uomo prima era un valore che comportava coraggio, forza, sostegno, lealtà, impegno della parola data. Ora la mascolinità in che si identifica? Nell’aggressività, nella presa in giro, nel bamboleggiare in casa facendo finta di aiutare. Sono uomini in cerca d’identità e rimproverano le donne di aver tolto loro il terreno sotto i piedi. Le donne sono più pratiche e concrete e loro fanno fatica ad ammetterlo. Diceva Margaret Thatcher: “Se vuoi che venga detto qualcosa, chiedi a un uomo. Se vuoi che venga fatto qualcosa, chiedi a una donna”. Non sanno – o forse non l’hanno mai saputo – cosa significa essere dolci e non sdolcinati.
Colpa nostra che abbiamo indossato i pantaloni e perso di vista la femminilità? Assolutamente no. Il femminismo è stata l’unica vera rivoluzione degli ultimi 50 anni perché ha riguardato il pubblico e il privato. Perché ha scalzato millenni di pregiudizi: basta pensare che fino al 1946 le donne non avevano diritto di voto e che fino al 1963 le donne non potevano svolgere la professione di giudice. Perché ha portato alla luce il coraggio, la fatica, la pazienza quotidiana e invisibile delle donne, esplose finalmente in rivendicazioni come rispetto, dignità, parità. Sono le donne –inutile raccontarci balle – che asciugano le lacrime di chi soffre, gestiscono lavoro, casa, figli, uomini mai cresciuti, tempo libero, spesa, vacanze, parenti, amici. Sono economiste, cuoche, colf, amanti, amiche, mogli, sorelle, figlie, confidenti, educatrici. Sono loro le perfette organizzatrici che credono per di più ancora all’amore.
E gli uomini che hanno fatto? Semplicemente si sono tirati indietro. Fate tutto voi, visto che siete tanto capaci. Si sono arresi. Bravi. Ma ora le donne sono stufe, tutta questa fatica le ha sfiancate. Cominciano a pensare che si stava meglio quando si stava peggio. E sono stufe soprattutto di questi uomini allo sbaraglio, incapaci di proteggere persino il gatto di casa. L’aveva vista lunga l’attrice Bette Davis: “Nella vita abbondano i maschi, ma scarseggiano gli uomini”. Non hanno capito, gli uomini, che, anche se è cambiato il modo femminile di relazionarsi al mondo, nel privato il bisogno di protezione e stabilità che una donna cerca in un uomo rimane. Non hanno capito che la galanteria deve rimanere come forma di rispetto ed educazione. Piccole cose, ma significative: dare la precedenza, aprire lo sportello della macchina, regalare un fiore. Di fronte a un atto di gentilezza, anche la donna più in carriera si scioglie. Volete maggiore dolcezza, tenerezza, femminilità? Allora fate gli Uomini. Non si rinnegano 50 anni di battaglie femminili, si rinnega l’uomo che è rimasto fermo a guardare, si è perso e non ha saputo andare avanti tenendo la donna per mano. Non la mano di una mamma o di una badante, come quella cui sotto sotto ambiscono, ma una mano in cui cercare conforto e rifugio reciproci. Ma la crisi dell’uomo ahimè è la crisi di una società in cui – sarà banale dirlo – non ci sono più valori e ideali per cui vale la pena vivere o morire. L’aveva ben capito decenni fa lo psicoanalista Erich Fromm: “Nel XIX secolo il problema era che Dio è morto, nel XX secolo il problema è che è morto l’uomo”. Ognuno di noi però può rovesciare la scacchiera e la richiesta femminile in questa giornata contro la violenza sulle donne è: uomini, siate accanto a noi, non contro di noi. Stare vicini non significa diventare uguali, in questa totale confusione di ruoli, ma mantenere ognuno il proprio posto diverso e complementare. Coraggio, uomini, vale sempre la frase di Dante Alighieri: “Uomini siate, e non pecore matte”. E a chi proprio non riesce a capirlo, ripetiamo ciò che scrisse nel 1941 il drammaturgo Jean Anouilh: “Per ciascuno di noi v’è un giorno, più o meno triste, più o meno lontano, in cui deve infine accettare di essere uomo”.
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