DI ALESSANDRO GILIOLI
ALESSANDRO GILIOLI
Uno dei temi più discussi in questi giorni è che cosa succederebbe alle leggi elettorali se vincesse il No e se vincesse il Sì. Qui di seguito, alcune Faq in merito. Come sempre quando qui si pubblicano delle Faq, il consueto disclaimer: non si ha la pretesa di raggiungere assoluta obiettività, ma si cerca di dare almeno informazioni corrette. Integrazioni e correzioni benvenute. Chi è perfettamente al corrente delle vicende che riguardano Italicum, Consultellum e Senato può tranquillamente lasciar perdere questo post.
Che leggi elettorali avremmo per le due Camere se vince il Sì e se vince il No?
Iniziamo col dire che il referendum del 4 dicembre tecnicamente riguarda solo il Senato, non la Camera (e quindi nemmeno la legge elettorale sulla Camera). Tuttavia gli esiti del referendum possono avere effetti politici anche sulla legge elettorale che riguarda la Camera, specie se vince il No.
D’accordo, ma allora che leggi elettorali avremmo se vince il Sì e se vince il No?
Se vince il Sì, in teoria dovremmo votare con l’Italicum attuale per la Camera (che è la legge vigente e tecnicamente non dipendente dal voto del 4/12) mentre il Senato (diminuito di membri e di potere come prevede la Riforma Boschi) verrebbe scelto sulla base di una legge ordinaria ancora da fare e che dovrebbe sostituire le attuali disposizioni transitorie. Il Senato sarebbe comunque composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 personalità scelte dal Quirinale e i primi dovrebbero essere scelti dai consigli regionali ma “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”.
Se invece vince il No?
Se vince il No, in teoria, voteremmo sempre con l’Italicum per la Camera (che è legge vigente e tecnicamente non dipendente dal voto del 4/12) e con il Consultellum per il Senato, che pure è legge vigente e che resterebbe in vigore in caso di vittoria dei No. Ma tutto questo è solo in teoria, appunto.
Perché?
Per quanto riguarda la Camera e quindi l’Italicum, questa legge è oggi in vigore ma lo stesso Pd ha deciso che sarà modificato. Questo dovrebbe avvenire a anche in caso di vittoria del Sì al referendum del 4 dicembre. Senza dire che sull’Italicum pende anche un giudizio di costituzionalità, quindi è possibile che il Parlamento sia comunque obbligato a cambiarlo, se la Consulta a gennaio lo chiedesse. In caso di vittoria del No, poi, è ancora più probabile (se non certo) che l’Italicum venga radicalmente cambiato, con ogni probabilità in senso più proporzionalista.
E per il Senato?
Per quanto riguarda il Senato, in caso di vittoria del Sì c’è appunto da scrivere una nuova legge elettorale ordinaria, come prevede la Riforma Boschi; in caso di vittoria del No, è da vedere se viene conservata la legge vigente – cioè il Consultellum – o se (più probabilmente) anche questa verrebbe sostituita da una nuova legge elettorale “armonica” con quella che verrebbe decisa per sostituire l’Italicum.
Essendo però la legge vigente, facciamo finta che per la Camera resti l’Italicum attuale. Cosa prevede?
L’Italicum attuale prevede un premio di maggioranza di 340 seggi (su 630) alla lista che raggiunge il 40 per cento dei voti o (se non li raggiunge) alla lista che vince al ballottaggio contro quella arrivata seconda al primo turno. I singoli parlamentari verrebbero eletti in parte con i capilista bloccati scelti dai partiti e in parte con le preferenze (due) decise dagli elettori. Il numero dei deputati che verrebbero scelti dai partiti anziché dagli elettori è oggetto di discussioni e simulazioni per via di alcune caratteristiche della legge, come la possibilità di candidatura in più collegi: comunque si va da un terzo a oltre metà.
E invece la legge vigente per eleggere il Senato, il Consultellum, cosa prevede?
Il Consultellum è un sistema elettorale di tipo proporzionale, senza premio di maggioranza, in cui i senatori sono scelti dai cittadini (niente liste bloccate, nemmeno capilista) e con una sola preferenza. È abbastanza simile a quello in vigore per la Camera nella Prima Repubblica (cioè quello con cui abbiamo votato fino al 1992) tranne che per le soglie di sbarramento più alte (ad esempio, 8 per cento per le liste non coalizzate).
E si sa come sarebbe la futura legge elettorale per il Senato, nel caso invece vincesse il Sì?
Si sa solo che il Pd, dopo una mediazione interna, si è impegnato a basare la futura legge ordinaria per il Senato sulla cosiddetta proposta Fornaro-Chiti, secondo la quale gli elettori, quando votano per il loro Consiglio regionale, dovrebbero ricevere due schede: una per eleggere appunto il Consiglio regionale e una per esprimere la scelta del futuro senatore tra i candidati al Consiglio regionale. Perché questa proposta passi occorre che non solo il Pd la confermi dopo il 4/12, ma anche che siano d’accordo gli altri gruppi determinanti per avere la maggioranza in Senato (e quindi far passare questa proposta), cioè Ncd e verdiniani.
Questo significa che il 4 dicembre andiamo a votare sul Senato senza sapere con quale legge elettorale il Senato verrà scelto se vince il Sì e con quale legge elettorale verrà scelto se vince il No?
Esatto. Votiamo sui poteri del Senato e sulla riduzione da 350 a 100 dei senatori; inoltre votiamo sul fatto che l’articolo 58 della Costituzione («i senatori sono scelti a suffragio universale dagli elettori che hanno compito il 25° anno di età») verrebbe abrogato in caso di vittoria del Sì. Ma sulle modalità con cui il Senato sarà scelto dopo (sia in caso di vittoria del Sì sia in caso di vittoria del No) è tutto incerto. Se vince il Sì, la Revisione Boschi rimanda a una futura legge ordinaria. Se vince No, in teoria una legge in vigore c’è (il Consultellum) ma è possibile-probabile che venga riformata.
E sappiamo come si voterà per la Camera?
Lo stesso discorso vale per la Camera, anche se i suoi poteri e le sue modalità di elezione non sono toccati dal referendum: in caso di vittoria dei Sì, la legge in vigore – cioè l’Italicum – dovrebbe essere comunque modificata perché così si è impegnato a fare Renzi e-o perché lo impone la Consulta; in caso di vittoria dei No, è “politicamente” ovvio che l’Italicum venga smantellato e che si vada verso un’altra legge elettorale, probabilmente più simile al Consultellum che all’Italicum.
E tutto questo dipende a sua volta dagli equilibri politici che si creano dopo il referendum.
Certo. In caso vittoria del Sì, Renzi e il Pd devono fare la legge ordinaria che regolerà la scelta del Senato e (se vengono mantenuti gli impegni e-o se la Consulta lo impone) anche una riforma dell’Italicum. In caso di vittoria del No, il Parlamento metterà con ogni probabilità mano a entrambi le leggi elettorali vigenti (Italicum per la Camera e Consultellum per il Senato), modificando radicalmente il primo e aggiustando il secondo.
si-no