DI MARINA VIOLA
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Se rinasco spero di non essere un tacchino. Ma se proprio non ho scelta, spero di non vivere in America nel mese di novembre, perché ne vengono ammazzati almeno 238 milioni per la festa del Ringraziamento, che festeggia quella volta che gli inglesi salpati da queste parti stavano morendo di fame e i nativi (che noi chiamiamo indiani, ma sono americani) li avevano invitati a cena e, per sfiga dei posteri, avevano servito un tacchino disgraziato e neanche troppo buono.
Anche se non sono inglese, non mi piace il tacchino e non sono cresciuta in America, credo che sia un’occasione di riflessione per ringraziare quello che ho, che è davvero tantissimo.
Ringrazio, con un profondo dolore al cuore, che Trump abbia vinto, perché questa disgrazia spinge me e tutti quelli che la pensano come me a farsi un esame di coscienza, e smetterla di arrivare alla conclusione che chi non la pensa come noi sia un ignorante e stupido campagnolo. E ringrazio questa vittoria perché credo che darà un colpo di reni a chi da anni vive nella nebbia e non si preoccupa di cosa succede attorno. Ringrazio questa vittoria perché mi ha fatto vedere un lato dell’America che non conoscevo, quello brutto, che non si vede nelle serie televisive. Quello del Ku Klux Klan, del neo nazismo, del razzismo e dell’omofobia. Nella mia bolla paradisiaca di Brooklyn e poi di Cambridge, pensavo che l’America fosse davvero progressista e che “gli altri” fossero pochi e senza alcun potere. E invece no, e adesso mi tocca imparare a conoscere anche l’America che pensavo fosse sparita negli anni cinquanta. Lo so, sembra una cazzata, ma a volte soffrire ci rende più forti.
Ringrazio poi gli insegnanti dei miei figli. Quelli di Luca, che passano decenni a studiare come migliorare la vita di chi nasce diverso, ma non per questo con meno diritto di vivere una vita dignitosa e civile. Il loro amore e la loro passione per le persone autistiche come mio figlio mi commuovono ogni volta. Poi ci sono gli insegnanti del liceo di Sofia, che diffondono passione, voglia di scoprire cose nuove, quesiti che i nostri figli, fighetti come sono, hanno il privilegio di non porsi: i diritti dei meno abbienti, o di chi nasce con una disabilità. L’importanza di lavorare insieme per cosrtuire davvero un futuro che includa tutti. La difficoltà di vedere anche il punto di vista degli altri. Infine ringrazio gli insegnanti di Emma, che hanno una pazienza che neanche Giobbe, e che fanno sì che ogni mattina lei si svegli e non veda l’ora di andare a scuola, che hanno deciso che la loro missione nella vita sia insegnare l’importanza dell’amicizia, della comunicazione verbale, o meno, della comunità. Il potere sublime della conoscenza.
Ringrazio mia madre. Perché ha sempre fatto le cose come vanno fatte: con serietà, onestà, empatia e intelligenza. Ha tirato su quattro figlie da sola e allo stesso tempo ha intrapreso una carriera che l’ha portata a livelli che nessuna altra donna in RAI era riuscita a raggiungere. Ma non solo. Perché, a differenza di tutti quelli che conosco, c’è sempre stata.  C’è sempre stata non solo per me e le mie sorelle, per sua sorella, per gli amici, ma per i suoi nipoti e in primis Luca. Malgrado l’oceano, la difficoltà di scali aerei, il costo del biglietto, mia madre non si è mai persa un compleanno di suo nipote, con cui non riesce a comunicare e che ama profondamente, malgrado lui la tampini sempre, abbracciandola e prendendola per mano per tenersela tutta per sé. Il loro amore è cosmico, infinito, commovente. Ci sono delle cose nella vita che non si possono dare per scontate. Questa, di tutte, è la più importante.
Ringrazio i social media, che mantengono viva la mia partecipazione con l’Italia, e Milano. La mia vita da straniera è davvero cambiata grazie al quotidiano rapporto che ho con un mondo che mi appartiene, ma che non posso toccare. Quando anni fa arrivai qui, ricordo l’apprensione dell’attesa di chiamare mia mamma una volta alla settimana. Ricordo la sconfinata felicità ogni volta che riuscivo a trovare una copia de La Repubblica. Ricordo che io e mia sorella Anna comunicavamo mandandoci delle cassette di 90 minuti in cui ci raccontavamo della nostra vita e dei nostri pensieri e di dovere aspettare settimane per una risposta. Adesso invece è tutto più immediato: i messaggini che io e le mie sorelle ci mandiamo dodici volte al giorno, o i commenti su notizie di cronaca o di politica, o soltanto la possibilità di condividere una foto, un pensiero, una battuta: sono queste cose che succhiano il mare che divide me da tutto il resto, sono una cannuccia gigante che ringrazio tutti i giorni.
Ringrazio la mia migliore amica Paula, che mi ha insegnato un’immensità di cose, più importante delle quali è che alla fin fine, quando si accettano alcune circostanze anche difficili, diventano normalità e si riesce a tornare a ridere e ad amare. Ringrazio in particolar modo Carol, sua mamma, per abitare a un’ora da Becket e condividere sua figlia con me, questo venerdì. Ho già due bottiglie di vino in fresco.
Infine e soprattutto ringrazio Dan, perché magari sono anche brava a scrivere, ma non sono una compagna ideale: sono sempre lunatica, irrazionale, mi stufo di tutto, critico ogni cosa, non apprezzo niente. Eppure Dan fa un lavoro che non gli piace così che io e i nostri figlio possimao avere anche il superfluo del superfluo, e poi torna a casa tutte le sere con la stessa voglia di abbracciarmi che aveva venticinque anni fa, spesso con 12 rose rosse, e soprattutto con la spesa, che usa per cucinarmi delle cenette indescrivibili. A volte credo davvero di essere la persona più fortunata del mondo.
Per cui non sarò appena salpata nel Nuovo Mondo e non dovrò andare a bussare a questi strani abitanti per chiedere da manigare, ma anche io ho le mie buone ragioni per essere grata.
O no?

grazie