DI LUCA BILLI
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La storia merita rispetto: sembra una regola elementare, ma in questi tempi quelli del Pd la dimenticano. Per età, ma molto più spesso per storia personale e familiare, i dirigenti di quel partito non conoscono la storia del Pci e quasi sempre, quando hanno potuto, l’hanno trattata con sufficienza, se non con aperto disprezzo. Salvo riscoprire il Pci all’improvviso, ad esempio quando hanno cominciato a sfruttarne le risorse finanziarie – come fanno in tanti territori dell’Emilia-Romagna i giovani rottamatori, che siedono in sedi di partito costruite con i soldi delle Feste dell’Unità. Ma si sa che pecunia non olet. Oppure quando usano frasi di dirigenti del Pci a uso della loro propaganda. In questi giorni, nel suo forsennato tour elettorale, il presidente-segretario è stato a Reggio Emilia e, davanti alla sua claque gaiamente plaudente, ha citato una figlia illustre di quella città, Nilde Iotti, arruolandola – senza vergognarsi minimamente – nelle truppe del sì, perché da presidente della Camera si espresse – come tutti i dirigenti del Pci in quegli anni – a favore del monocameralismo. Renzi però omette di citare che allora c’era una legge elettorale rigidamente proporzionale, molto diversa dal pastrocchio ora vigente. Un’altra cosa che mi ha fatto veramente arrabbiare è un manifesto, in cui, sfruttando la bella immagine di Enrico Berlinguer – così cara alle menti e ai cuori di chi ha militato a sinistra nel nostro paese – è scritta una menzogna, ossia che il Pci non votò mai con i fascisti in un referendum. A metà degli anni Ottanta il Pci fece una grande battaglia politica per abrogare la norma che comportava un taglio dei punti della scala mobile; nel 1985 si arrivò al referendum, che il Pci promosse e per cui raccolse le firme, e il Movimento sociale – senz’alcun dubbio i fascisti – votò sì, come il Pci, anche se ovviamente con motivazioni diverse. In quegli anni Pci e Msi erano all’opposizione, anche se molte volte i fascisti solo fingevano di non concordare con i “nonni” democristiani di Renzi, e quindi è capitato che i loro voti si sommassero, nonostante le posizioni diverse e antitetiche. Non pretendo che Renzi capisca queste cose – mi sembrano un po’ troppo difficili per lui – ma i suoi consigliori che hanno maggiore esperienza dovrebbero spiegarglielo, i padroni che gli pagano quei manifesti menzogneri – quelli che votarono contro il Pci nel referendum dell’85 – dovrebbero ricordarglielo. Vedete, cari ex-amici del Pd, il rispetto è una cosa importante e, quando la ruota girerà – speriamo il prima possibile – non potrete chiedere il rispetto che non siete stati capaci di dare né di guadagnarvi.