DI ALBERTO BENZONI
ALBERTO BENZONI
E’ possibile che l’articolo dell’Economist porti acqua al mulino del sì. E’ possibile che invece che rafforzi le ragioni del no.
Ma, al di là di questa divergenza di opinioni, vorrei invitare tutti ad entrare nel merito. Nel caso specifico a prendere in esame le ragioni per cui il settimanale londinese invita a votare no. Valutando spassionatamente se queste siano convincenti oppure no.
Diciamo subito che queste ragioni sono basate su due pre- giudizi. Il primo è che il nostro paese sia a rischio e per ragioni strutturali; dall’elevato debito, alla corruzione alla debolezza del nostro sistema bancario. Il secondo è che uno di questi elementi di debolezza sia la nostra classe politica, incapace, pe varie e anche opposte ragioni di porvi rimedio.
La novità, in questo caso radicalmente divergente dalla narrazione renziana, è che l’attuale governo venga considerato, dall’Economist e all’arco di interessi ma anche di opinioni che rappresenta, una parte del problema ma non la sua soluzione.
Renzi è, per l’Economist, una sorta di bullo populista lungo un asse che va da Berlusconi a Grillo; e per di più un bulimico del potere per il potere lungo una china il cui sbocco ultimo è Mussolini. E le riforme proposte non sono soltanto inutili e/o sbagliate ai fini della riforma complessiva del sistema ma rappresentano, in realtà, uno strumento di divisione del paese al solo fine di garntirgli un potere senza controllo.
E questo è quanto. Aggiungo, come opinione personale che non condivido in nulla le ricette proposte dall’Economist ( un misto di liberismo condito di lacrime e sangue) compresa quella dei governi tecnici; ma che sono d’accordo al 100% sulla valutazione che dà di Renzi, come leader politico e come presidente del consiglio.
In quanto ai poteri forti, ricordo a chi di dovere che, per convinzione o per innato servilismo, l’Italia che conta è tutta con Matteo