DI ADELAIDE CONTI

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I rifiuti dell’Ilva tornano ad essere smaltiti in Sicilia. La denuncia arriva da padre Palmiro Prisutto, che dalla sua pagina di Facebook scrive una lettera indirizzata al Ministro dell’Ambiente: “Ministro Galletti, basta con il traffico dei rifiuti dell’Ilva!”. A scendere in campo anche diverse associazioni ambientaliste fortemente preoccupate per la salute dei cittadini. “Chiediamo al ministro Galletti il blocco immediato del traffico di rifiuti dell’Ilva verso la Sicilia”, si legge nella nota congiunta di Legambiente Augusta, Decontaminazione Sicilia, Natura Sicula e Don Palmiro Prisutto.
Il caso dei rifiuti dell’Ilva era già scoppiato nell’aprile del 2015 ed anche in quel caso le associazioni avevano chiesto chiarezza e rassicurazioni da parte delle autorità. A distanza di un anno e qualche mese l’incubo del Polverino d’altoforno – rifiuto speciale residuo dei fumi dell’Ilva – torna a destare grande preoccupazione e mette in agitazione gli abitanti di Melilli e del circondario. Legambiente segnala come anomalo il fatto che settimanalmente, da almeno un mese, circa trenta camion per volta si imbarcano a Taranto con il carico dell’Ilva per approdare nel porto di Catania e poi proseguire su strada verso la discarica di Melilli, in provincia di Siracusa. Le operazioni di sbarco avvengono rigorosamente nelle ore notturne. Ogni spedizione, secondo l’associazione, ammonterebbe a circa 900 tonnellate e sarebbero una parte delle centomila totali da smaltire.
Nell’aprile del 2015 il ministro all’Ambiente Gianluca Galletti, chiamato in parlamento a rispondere sulla questione, aveva parlato di “transitorietà” del conferimento precisando che i rifiuti sarebbero stati riportati indietro e smaltiti a Taranto, quando l’Ilva avrebbe messo in atto “il piano di gestione dei rifiuti aziendali e avviato nuovi impianti autorizzati di discarica”.
Tuttavia, l’arrivo nel porto di Catania di nuovi carichi ha acceso l’ennesimo campanello d’allarme. Il ministro Galletti in un’intervista al Tg rassicura ribadendo che il conferimento andrà a diminuire. Ma gli amministratori sempre più preoccupati, attendono fatti. “Rassicurazioni teoriche e superficiali che non bastano – le parole del sindaco di Melilli Pippo Cannata – pretendiamo dal ministro spiegazioni ufficiali e circostanziate”. Il gruppo all’Ars dei 5 Stelle ha chiesto l’audizione del ministro in commissione Ambiente e un intervento del presidente Crocetta in merito alla vicenda.
Nel frattempo, le associazioni insorgono e con esse don Palmiro Prisutto, arciprete augustano, in prima linea nella lotta all’inquinamento nella provincia siciliana. Melilli, Augusta e Siracusa devono far fronte ad un’emergenza ambientale che dura da tempo immemore. L’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua causato dai petrolchimici ha devastato il territorio e minacciato seriamente la salute dei cittadini. Dopo un’assemblea popolare, associazione e arciprete hanno prodotto un documento indirizzato al ministro Galletti in cui si chiede, per l’appunto, lo stop del traffico dei rifiuti dell’acciaieria tarantina e si invita il governo Crocetta e le amministrazioni locali interessate “a prendere posizione sulla vicenda”. “Come associazioni ambientaliste e organizzazioni impegnate sui territori, riteniamo grave questo arbitrario e sistematico trasferimento di rifiuti speciali, da un’area altamente contaminata a un’altra che versa nelle medesime disastrose condizioni sanitarie e ambientali”, queste le parole. All’appello delle associazioni si aggiunge la dichiarazione di Peppe Patti, della federazione dei Verdi: “Crocetta ha l’obbligo di garantire la salute anche perché siamo convinti che il polverino non sia così sicuro come ci vogliono far credere altrimenti non andrebbe in una discarica per rifiuti speciali”.
Il timore delle associazioni e della gente del luogo è che il polverino possa contenere tracce di diossina. Ragion per cui si chiede a gran voce che i rifiuti provenienti dall’Ilva vengano analizzati da organi preposti come Ispra e Arpa e venga, altresì, accertata l’adeguatezza degli impianti di smaltimento della discarica Cisma per il trattamento di questa tipologia di rifiuti speciali. Ed infine, sarebbe doveroso da parte delle istituzioni chiarire le modalità con cui si vuole risolvere la fase di “transitorietà”. Il documento si chiude con l’auspicio che si possa trovare presto una soluzione alternativa allo smaltimento degli scarti industriali ed esprime solidarietà ai tarantini: “Siamo vicini alla comunità di Taranto, perché da sempre la loro lotta per la vita è anche la nostra. E non potremmo mai trattare questa vicenda come una mera istanza localistica, senza considerare nell’insieme la problematica e aprire al confronto con le realtà e i comitati territoriali di Taranto”.
“Il dubbio delle associazione e della gente del luogo” è che si agisca tenendo nascosto qualcosa. Serve più trasparenza, coinvolgendo tutte le realtà interessate e cercando soluzioni che prevedano modalità sostenibili per risolvere l’annoso problema del corretto smaltimento di questo genere di rifiuti.
C’è un aspetto della vicenda che non può essere e non deve essere trascurato, ovvero nelle zone di Siracusa, Priolo e Melilli l’aria che si respira è calda, appiccicosa e maleodorante; impossibile non avere la sensazione che tutto trasudi insalubrità. Gli abitanti di queste città devono convivere quotidianamente con il rischio di ammalarsi a causa dell’inquinamento, che qui ha divorato quasi tutto. Aggiungere altre preoccupazioni ed altri motivi di ansia a questa gente, già vessata, è un accanimento che non trova giustificazione.