DI JACOPO MORRONI
jacopo morroni
Se c’è un attaccante sulla bocca di tutti in questo momento, senza dubbio
è Edin Dzeko.
Lo era anche l’anno scorso, ma per ragioni decisamente diverse. Basti pensare che se nella stagione passata Dzeko aveva segnato 10 reti in 39 gare (contando tutte le competizioni), quest’anno ne ha segnati 10 solo in campionato, in sole 13 gare, a cui vanno aggiunte altre cinque segnature in Europa League, per un totale di 15 gol in 17 gare disputate. Per capirci, Higuain è a 9.
Classe ’86, nato e cresciuto in una Sarajevo devastata da guerra civile e bombe “made in USA”, inizia a giocare addirittura come centrocampista, per poi passare al ruolo di punta solo a 20 anni, con il Teplice, in Repubblica Ceca. Eletto “miglior straniero del campionato”, passa al calcio che conta nel 2007, approdando al Wolfsburg per circa 4 milioni. Qui la consacrazione, con la vittoria del campionato nel 2008-2009 e 26 reti realizzate in campionato. Passa nel Gennaio 2011 al City per quasi 10 volte quello che era stato pagato dai tedeschi, contribuendo a far vincere il titolo anche ai “Citizens” nella stagione 2011/2012. Dopo un netto calo realizzativo, nel 2015 inizia la sua avventura romana, con un primo anno disastroso non tanto per le poche reti segnate ma tanto più per i cumuli di occasioni semplici mancate clamorosamente.
Tempo di rivincite, il Dzeko che è tornato a Roma dopo il freddo saluto di fine campionato è davvero un altro giocatore. Non nei piedi, quelli restano sempre gli stessi, e anche qualche occasione sbagliata di troppo ancora persiste nel suo DNA; ma nella voglia, nella grinta il Bosanski Dijamant (“Il diamante bosniaco”) è cresciuto in maniera che dire esponenziale è riduttivo. Lotta, fa a spallate, si inserisce, gioca di sponda, cercando soluzioni che l’anno scorso non avrebbe nemmeno tentato. La metamorfosi è tangibile. Dipenderà da lui, da Spalletti che ha capito come fargli arrivare palloni, dal nuovo dietista, l’importante è che adesso segna, e con una frequenza imbarazzante, e anche con gesti tecnici non indifferenti.
Proprio Giovedì scorso Dzeko si è letteralmente portato a casa il pallone dopo la splendida tripletta realizzata ai danni del Viktoria Plzen in Europa League, che è valsa, insieme al fortuito ma spaziale gol di Perotti, la qualificazione ai sedicesimi di finale. Una tripletta che mette in mostra tutto il repertorio, oltretutto. Sul primo gol la tecnica e la potenza e precisione nel tiro: percussione in area, difensore messo a sedere sulla linea di fondo e sinistro a velocità sonica sotto la traversa da posizione decisamente defilata. Il secondo gol arriva su un imperioso stacco di testa, punto di forza del ragazzo. Il terzo è il gol del numero nove, pallone raccolto in mezzo tagliando sul primo palo e scaraventato senza troppi vezzi in fondo alla rete.
Insomma, questa settimana sotto i riflettori c’è senza dubbio lui. Come tutti i tifosi della Roma si stanno augurando, che continui su questa strada, perché alla Roma sono 15 anni che manca un bomber.
(N.d.R.: Eccetto Totti, ma lui non conta come gli altri “comuni mortali”)