DI ELIO LANNUTTI

elio-lannutti1-e1451547097720

Le norme sui farmaci biosimilari presenti nella Legge di bilancio vanno modificate tenendo conto delle osservazioni e dei dubbi dell’Antitrust. Non è possibile né tollerabile che, ancora una volta, a prevalere non siano gli interessi ed i benefici per i cittadini, bensì quelli per le big pharma. Federconsumatori e Adusbef ritengono fondamentale tutelare prima di tutto la salute del paziente e garantire l’accesso a terapie con farmaci biosimilari, di pari efficacia e sicurezza rispetto a quelle più costose con i corrispondenti originator. È fondamentale, in tal senso, prevedere la possibilità di acquisto dei farmaci biosimilari per l’approvvigionamento del Servizio Sanitario Nazionale, nella prospettiva di mettere a disposizione dei medici e dei pazienti la più ampia disponibilità di terapie efficaci e innovative. È importante tenere conto che dal 2020 un numero rilevante di brevetti di farmaci biologici andrà in scadenza, secondo le stime della Direzione Generale dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico del Ministro della Salute si potrebbero ottenere, grazie all’utilizzo di farmaci biosimilari, risparmi tra i 450 ed i 570 milioni di Euro. Importi che potrebbero essere investiti efficacemente per migliorare e potenziare il servizio sanitario pubblico. Nella legge di Bilancio, invece, si rischia di mettere fuori mercato i farmaci biosimilari, facendo sparire le gare e sostituendole con “accordi quadro” fatti con le aziende leader del biotech, per di più con “base d’asta” al prezzo massimo. Un sistema che è stato censurato dall’Antitrust, che ha sottolineato la necessità che “la disciplina di gara debba essere predisposta per incentivare il confronto sul minor prezzo” e, di conseguenza, l’offerta economicamente più vantaggiosa presentata dagli operatori idonei. Un’ulteriore minaccia alla trasparenza ed alla legalità proviene dal metodo di selezione che prevede che “le dinamiche di acquisto dipenderanno dalle decisioni dei singoli medici curanti”. Un sistema sul quale si proiettano le gravi ombre del comparaggio. Una norma che rientra pienamente nel quadro di contrasto alla diffusione dei farmaci equivalenti, in atto da anni ad opera delle potenti lobbies farmaceutiche. È indispensabile rimettere in ordine le priorità, introducendo i principi e le necessarie linee guida per affermare il primato delle valutazioni cliniche e terapeutiche su quelle di mercato.