DI LUCA BILLI
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Io, anche se non lo ho mai ammesso fino in fondo – perché ci sono tutti i se e i ma che sappiamo e conosciamo bene – ho sempre parteggiato per Cuba, non solo perché parteggio sempre per i più deboli, per quelli che so che sono destinati a essere sconfitti, ma soprattutto perché a Cuba ha vinto la rivoluzione, perché Cuba ha saputo resistere a un embargo durissimo, perché, per quanto possa non piacermi il regime comunista dei Castro – e per molte ragioni non mi piace – è molto meglio di quello di Batista e di quelli che gli americani hanno sostenuto in tutti questi decenni in America latina, da Pinochet a Videla, per tacere tutti gli altri di un elenco lunghissimo che rappresenta la pagina più nera, più drammatica, più vergognosa, della storia degli Stati Uniti, un paese che pure amiamo, perché ce l’hanno fatto amare poeti come Edgar Lee Masters e i grandi autori del cinema. E siamo contenti perché questa volta Troia non è caduta, per colpa del vile tranello di Ulisse e della forza arrogante degli Achei, ma ha saputo resistere.
E mi ha fatto piacere vedere il presidente degli Stati Uniti scendere a patti con l’antico nemico. Poi ci riflettiamo e sappiamo che è cambiato tutto. Lo sapeva bene Obama e lo sapevano bene anche Fidel e Raul Castro. Gli Stati Uniti sono stati sconfitti e Cuba è stata sconfitta, perché hanno vinto “loro”, quelli che ogni quattro anni decidono chi farà il presidente degli Stati Uniti, investendo milioni di dollari per garantirsi l’elezione di qualcuno che non intralci troppo i loro affari, quelli che hanno deciso che è giunta l’ora di smetterla con questo residuo del Novecento e che è arrivato il momento di tornare a fare affari con Cuba, perché l’isola è bella, perché è ricca di risorse, perché è un mercato da conquistare. Le grandi compagnie hanno sconfitto sia il presidente degli Stati Uniti che Castro, uno può continuare a tenersi stretta la sua valigetta, simulacro di un potere che non ha più, e l’altro deve accettare i soldi indispensabili a tenere in piedi l’isola, perché senza quei dollari questa volta davvero la revolucion sarebbe destinata alla fine. Quello è il nostro nemico, è il nemico del popolo cubano, ed è il nemico del popolo degli Stati Uniti. Per questo la nostra lotta ha ancora un senso, per questo ha ancora senso la parola rivoluzione, per questo oggi piangiamo Fidel Castro.
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