DI MICHELE ANSELMI

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Si riparla di “Palombella rossa”, il film di Nanni Moretti del 1989. Il regista ha presentato a Torino una versione restaurata di quel film così citato e ammirato, per certi versi profetico rispetto alla crisi del Pci. Così mi sono ricordato che nel settembre di quell’anno, pochi giorni dopo la presentazione alla Settimana della critica veneziana (la Mostra vera e propria, diretta da Guglielmo Biraghi, non aveva voluto il film in concorso, vai a sapere perché), Moretti si fece vivo al telefono per proporre una lunga intervista con “l’Unità” sui temi sollevati da “Palombella rossa”, tanto più alla luce della recensione poco positiva scritta dal critico titolare Sauro Borelli.
Fui ben felice, anche incuriosito, di fare la chiacchierata. Nanni mi diede appuntamento alle 9.15 di mattina, davanti al Foro Italico, e subito si andò in una pasticceria lì vicino, dalle parti di ponte Milvio, a lui molto cara. Ecco l’intervista, recuperata faticosamente grazie all’Archivio storico del giornale, spero che si possa leggere qualcosa, magari ingrandendo. Non ricordavo però di aver chiesto a Furio Scarpelli, lo sceneggiatore, di scrivere qualcosa sul film: a lui era piaciuto e ci mandò questa sorta di lettera.
Rileggendo quell’ampia intervista due cose vengono in mente. 1) Che “l’Unità” contava ancora qualcosa nel dibattito politico-culturale anche legato al cinema. 2) Che Moretti ha cambiato idea sui “professionisti” della politica (leggere per credere l’intervista su “la Repubblica” di oggi). Allora non gli piacevano granché, adesso sì, infatti dice ad Arianna Finos ed Emiliano Morreale: «Io non capisco questa mania che ha contagiato tutti, di essere contro la politica come professione. Non ho nulla contro il professionismo in politica; penso che sia un mestiere, anche difficile».
Al sottoscritto che lo sollecitava a esprimere un parere su Achille Occhetto, da lui considerato più retorico e meno appassionato di Berlinguer, rispondeva invece: «È chiaro che non do pagelle, mi spaventa però un’idea troppo “professionale” della politica, una pratica che rende più simili di prima partiti diversi». E ancora: «Non aiuta sempre essere dentro i meccanismi del potere, ci si può perdere». Questo è poco ma sicuro.