DI ANGELO D’ORSI

Angelo D'Orsi

Se n’è andato anche lui, nel suo letto, novantenne, a dispetto degli innumerevoli tentativi di assassinio organizzati dalla CIA. Fidel resterà nella storia come colui che per primo, alla testa dei suoi “Barbudos”, ha sfidato lo strapotere degli USA in quello che fino ad allora veniva considerato dalle amministrazioni di Washington, il “giardino di casa”. Dal 1 gennaio 1959 – vittoria della Rivoluzione a Cuba – non fu più così. Hanno provato di tutto per spegnere quella Rivoluzione, ma non ci sono riusciti. Hanno affamato un popolo con l’embargo, hanno organizzato uno sbarco alla Baia dei porci, hanno preparato e addestrato due generazioni di “contras” per sollevare la popolazione contro Castro. Non ci sono riusciti. Ma hanno contribuito così all’indurimento del regime, spingendolo verso forme dittatoriali. E lo stesso Fidel ha compiuto errori e crimini. Ma nel grande libro mastro della storia il conto finale sarà a suo favore, e della sua Rivoluzione che aprì la strada al grande moto di emancipazione del Subcontinente latinoamericano dal controllo e dallo sfruttamento coloniale degli Stati Uniti. I quali oggi stanno usando ogni mezzo per “riprendersi” l’intera America centromeridionale. La scomparsa di Fidel spero non segni in modo irreparabile la fine di un ciclo storico e l’avvio della definitiva “normalizzazione” dell’America Latina. Ma oggi io rendo onore al comandante Fidel, un nome simbolo di tutti i movimenti anti-imperialisti nel mondo. Addio, Fidel. Hasta la victoria, siempre!

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