DI PIPPO GALLELLI

PIPPO GALLELLI

La peggior Juve della stagione affonda 3 a 1 a Marassi contro il Genoa che gioca la sua “partita perfetta”, meritando nettamente la vittoria, peraltro mai in discussione nel corso dei 90 minuti. Adesso il Milan è a – 4 dai bianconeri in attesa del risultato della Roma. Nel primo tempo gli uomini Allegri, inesistenti, fanno semplicemente da spettatori al capolavoro degli uomini di Juric. I rossoblu sciorinano una prima frazione di rara intensità, sul piano della determinazione e del gioco. I primi 45° bianconeri sono, invece, da annoverare tra i più brutti mai visti della storia della Vecchia Signora. Gli uomini di Allegri appaiono dal primo minuto out fisicamente, sono nervosi, imprecisi e perdono praticamente ogni contrasto di gioco. Al 4° un supponente Bonucci regala palla a Rigoni che tira con Buffon che respinge, ci riprova Ocampos ma anche Alex Sandro respinge, prova anche Simeone ma trova ancora Buffon e al quarto tiro l’argentino, alla fine, la mette dentro. Il Genoa domina in ogni parte del campo e raddoppia: al 14° Lazovic si libera di Alex Sandro e crossa, ancora Simeone insacca di testa con la difesa bianconera piazzata “alla carlona”. Il 3 a 0 arriva con un autogol di Alex Sandro. Su azione di angolo devia Rigoni, la palla schizza sulla traversa, il terzino brasiliano tenta vanamente il salvataggio ma la manda nella sua porta. Simeone ribadisce in rete ma per lui non è tripletta. Che la giornata oltre che storta è sfortunata se ne ha conferma quando Mazzoleni non vede un rigore netto di Ocampos che frana su Mandzukic. Nel secondo tempo entra in campo una Juve appena più dignitosa e ordinata ma Khedira, fallendo clamorosamente un gol nei primi minuti, fa capire che oggi ogni velleità di rimonta è pura illusione. E’ anzi il Genoa che sfiora la quarta rete ancora con Simeone che trova un grande Buffon sulla sua strada. Entra Higuain ma non muta l’inerzia della partita che i rossoblu gestiscono senza patemi. Negli ultimi 10 minuti la Juve gioca addirittura con l’uomo in meno: Dani Alves si fa male e Allegri ha già esaurito i cambi. Nel finale Pjanic illude i suoi segnando al una punizione alla sua maniera, i bianconeri si svegliano ma è troppo tardi. Una sconfitta così netta e pesante, percome ci ha abituato la Juve degli ultimi anni, si spiega solo con complessivo crollo psicofisico dopo l’obiettivo raggiunto in Champions nella battaglia di Siviglia. Difficile parlare dei singoli ma la partita di oggi ha evidenziato alcune magagne che i risultati vincenti avevano saputo nascondere. L’Hernanes peggiore ha la reattività di un bradibo. Pjanic deambula per il campo senza una meta precisa. Il Dani Alves bianconero sembra un parente lontano di quello che giocava in Spagna. Mandzukic è spremuto all’inverosimile e anche qualcuno della vecchia guardia comincia ad essere usurato. Ci sarà da lavorare per Allegri in vista della partita con l’Atalanta e, dispiace ripeterlo ossessivamente, a gennaio urgono ritocchi decisi a centrocampo. Applausi a Juric e ai suoi a cominciare da Simeone: il DNA, in questo caso, non è un’opinione.