DI UDO GUMPEL

Udo Gumpel
Ora tutti a ricordare Fidel. Noi lo vogliamo ricordare come un dittatore che ha avuto un primo momento di gloria quando ha liberato Cuba dalla dittatura di Batista per poi sostituirla con la propria, come persona che ha fatto uccidere migliaia di “nemici del popolo” gia nell’immediatezza della rivoluzione e incarcerando gli altri. Una volta preso il potere non lo ha mollato più. Ha ripulito subito il gruppo dei rivoluzionari della Granma da leader come Camilo Cienfuegos, morto in un incidente aereo che pare più un abbattimento da parte dei castristi per togliere un leader troppo amato ma non abbastanza comunista, ha incarcerato i “liberali” del suo gruppo, come il comandante Huber Matos che ha passato 20 anni di galera a Cuba perché si era opposto alla deriva comunista. Oggi leggeremo fiumi di racconti del sistema sanitario cubano “perfetto”, tutto scritto da gente che non ci ha messo mai piede come invece come i testimoni della vera situazione cubana. Le fonti storiche sono concordi che era Castro che desiderava lo show-down diretto con gli Usa nella crisi del ’62, ce l’aveva con Nikita Krusciov per aver ritirati i missili dall’isola tanto che il leader sovietico si era guadagnato il sopranome “Nikita Mariquita”, Nikita il Fro. Certo, di fronte ad un Che Guevara che desiderava di tutto il cuore bagni si sangue sulla terra per far rinascere il mondo come desiderava lui – era stato il primo comandante della fortezza “La Havana” come boia della rivoluzione – Castro appare quasi un moderato. Alla fine il Che era troppo anche per Fidel che lo mandò in esilio “volontario”, un Che morto era senz’altro più utile che un Ministro dell’Industria incapace. Altrettanto vero è che Castro e Che erano per noi tutti – non mi escludo – per un tempo nella nostra gioventù degli idoli della liberazione del terzo mondo dal giogo “imperialista”: prima che si capiva che di che cosa era fatto il regime dittatoriale cubana. Sono rimasti in pochi nostalgici incorregibili e refrattari alla realtà chi ancora oggi crede a quei miti e chi li imita oggi nei gesti, come il nostro “Che de Noantri”, lo fa per pura ignoranza affascinato magari dal famoso ritratto del Che. Chi a 20 anni non è comunista, non ha cuore. Chi lo è ancora a 30, non ha cervello. E ora auguro a Cuba di diventare presto una Democrazia, la fine della dittatura comunista, auguro ai cubani i pieni diritti politici, la piena libertà personale nella massima indipendenza. Mi rendo conto. L”idolo” mio di una Democrazia Parlamentare in uno Stato di Diritto è noioso, molto meno figo dell’Icona di un Fidel e di un Che. Ma il mio idolo non uccide nessuno, ma difende le vite anche di coloro che la pensano diversamente. Se questa vi pare una piccola differenza, per me è fondamentale.