DI PAOLO DI MIZIO

Paolo Di Mizio
Massacrata di botte dal marito per aver osato declamare i suoi versi in pubblico. Così, il 4 novembre scorso (2005) ad Herat, nel centro occidentale dell’Afghanistan, è finita la vita di Nadia Anjuman, 25 anni, madre di una bimba di 6 mesi, ed una tra le più affermate poetesse del paese. Autrice della raccolta di poesie “Gule Dudi” e figura di riferimento del mondo letterario di Herat, durante il regime dei Talebani, quando alle donne era proibito studiare e lavorare, Nadia faceva parte del cosiddetto “circolo del cucito” della città, che tre volte a settimana si riuniva presso la finta “Scuola di cucito ago d’oro” dove un professore dell’università insegnava quello che apertamente poteva fare in quel periodo solo agli uomini: la letteratura. Ai funerali della giovane poetessa hanno partecipato migliaia di persone, ed il suo caso occupa da giorni le pagine dei giornali locali che insieme alla televisione stanno contribuendo a far cadere il muro di silenzio sulle vittime di soprusi: Nadia è infatti solo una delle centinaia di vittime della violenza domestica che in Afghanistan continua a perpetrarsi contro le donne, prigioniere di mille libertà negate, e di cui solo ora si comincia finalmente a parlare. Anche il governo afgano è intervenuto pubblicamente per condannare il crimine; e ad Herat, dove è particolarmente alto il numero delle donne che si suicidano dandosi alle fiamme per sfuggire al matrimonio a cui sono costrette dalle famiglie in giovanissima età, si è svolta in ricordo di Nadia una conferenza per parlare della violenza sulle donne, discutere delle misure da adottare per fare fronte a questo dramma.
Ecco due sue poesie:
SONO IMPRIGIONATA
Sono imprigionata in questo angolo
Piena di malinconia e di dispiacere.
Le mie ali sono chiuse e non posso
volare.
NESSUN DESIDERIO
Nessun desiderio per aprire la mia
bocca.
Che cosa dovrei cantare?
Io, che sono odiata dalla vita.
Non c’è nessuna differenza
tra cantare e non cantare.
Perché dovrei parlare di dolcezza?
Quando sento l’amarezza.
L’oppressore si diletta.
Ha battuto la mia bocca.
Non ho un compagno nella vita.
Per chi posso essere dolce?
Non c’è nessuna differenza tra
parlare, ridere,
Morire, esistere.
Soltanto io e la mia forzata solitudine
Insieme al dispiacere e alla tristezza.
Sono nata per il nulla.
La mia bocca dovrebbe essere
sigillata.
Oh, il mio cuore, lo sapete, è la
sorgente.
E il tempo per celebrare.
Cosa dovrei fare con un’ala bloccata?
Che non mi permette di volare.
Sono stata silenziosa troppo a lungo.
Ma non ho dimenticato la melodia,
Perché ogni istante bisbiglio le
canzoni del mio cuore
Ricordando a me stessa il giorno in
cui romperò la gabbia
Per volare via da questa solitudine
E cantare come una persona
malinconica.
Io non sono un debole pioppo
Scosso dal vento
Io sono una donna afgana
E la mia debolezza mi porta a
lamentarmi.
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