DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

L’America Latina un continente da sempre alla ricerca di se stesso mi ha veramente appassionato per le sue vicende storiche complesse e foriere di innovazioni sul piano politico. Sembrerà paradossale ma il sottoscritto ha particolarmente amato due personaggi in netta controtendenza Fidel Castro e Augusto Ugarte Pinochet. Le due facce della medesima medaglia caratterizzata da avventure rivoluzionarie e regimi militari. Comunque due patrioti che per ragioni opposte hanno ritenuto di intervenire in prima persona affinchè la propria nazione non cadesse in una deriva reazionaria. Reazionaria secondo la rispettiva angolazione ma reazionaria nell’antagonismo ideologico. Fidel Castro ha liberato Cuba dalla pluridecennale sudditanza nei confronti degli Stati Uniti. Un’isola che era una sorta di dependance di Miami con case da gioco e bordelli. Una democrazia sulla carta con Presidenti di facciata dietro l’uomo forte il Generale Fulgencio Batista. “Come Somoza e Duvalier è un figlio di puttana… ma è il nostro figlio di puttana”. Questo il tono di una conversazione del dicembre 1935 tra il Presidente Franklin Delano Roosevelt e il suo consigliere Harry Hopkins. Castro ha avuto il merito di comprendere come Stalin che la rivoluzione era possibile solamente in un paese. La teoria dei mille Vietnam da fare scoppiare in Sudamerica patrocinata dal mitico Che gli pareva una mera elucubrazione dottrinale. Un Che andato a morire sulle montagne della Bolivia. Castro invece ha mantenuto la scena per oltre cinquant’anni nel bene e nel male. Ha resistito alla più grande superpotenza mondiale. Alla Casa Bianca sono transitati undici inquilini che hanno confermato l’embargo fino alla storica decisione di Obama. Tuttavia il Comandante è rimasto al potere in quanto la forza delle idee si impone sull’uso della forza.