CRISTINA PILOTO
CRISTINA PILOTO
E’ forte l’evidenza che l’obesità è strettamente associata con la psoriasi.
La psoriasi è una malattia della pelle che colpisce lo 0,1-3 per cento della popolazione mondiale, di cui il 75-80 per cento dei casi presenta forme lievi. Uomini e donne ne sono affetti in uguale misura, anche se in alcuni sottotipi specifici della malattia esiste una differenza fra i due sessi. Le persone con cute più chiara sono interessate più spesso rispetto alle persone con cute più scura. Può insorgere a qualsiasi età ma più frequentemente fra i 20 i 30 anni e non colpisce mai le mucose.
La psoriasi può esordire acutamente o gradualmente con chiazze eritematose, cioè aree arrossate, e squame. Le chiazze, a volte pruriginose, hanno un colore che varia dal rosa a rosso, con un netto margine di demarcazione. Quando la malattia progredisce, si sviluppano squame di colore bianco-argentino e possono anche comparire lesioni pustolose.
L’infiammazione, che è il fenomeno alla base di questa patologia, è associata anche con la composizione corporea e la quantità di tessuto adiposo, in particolare quello viscerale. Questo tessuto infatti può essere considerato come un vero e proprio organo, secernente molecole pro-infiammatorie come le citochine. Maggiore è la quantità di massa grassa, e conseguentemente più elevato sarà il rilascio di sostanze ad azione infiammatoria. Il processo infiammatorio è l’incipit di numerose malattie cronico-degenerative, quali artrite reumatoide, lupus eritematoso, colite ulcerosa, morbo di Chron, nonché delle prime fasi dei tumori.
Uno studio italiano ha analizzato le misure antropometriche e l’analisi della composizione corporea in 164 pazienti adulti con psoriasi. Utilizzando il BMI (Indice di Massa Corporea o Body Mass Index, ovvero il rapporto tra peso e altezza al quadrato), il 36,7% delle donne e il 19,2% degli uomini erano obesi, mentre utilizzando la massa grassa% (vista attraverso la bioimpedenza, che è un esame che analizza più in profondità la composizione corporea) l’incidenza di obesità era superiore: il 53,3% delle donne e il 48,1% degli uomini erano obesi. In questo studio, la psoriasi è stata associata ad una elevata massa grassa%.
I ricercatori suggeriscono lo screening per la distribuzione del grasso corporeo in pazienti psoriasici come esame utile, veloce e non invasivo per identificare precocemente la malattia (Galluzzo et al. 2016).
E’ assodato che una scorretta alimentazione è in grado di indurre peggioramenti significativi del quadro clinico, quindi è importate che chi è affetto da psoriasi segua un corretto regime dietetico per prevenire peggioramenti della malattia, per non interferire con alcuni farmaci utilizzati per la terapia e per non indurre patologie spesso associate (come diabete o disturbi cardiovascolari).
Ad esempio, il consumo regolare di alcol e superalcolici è certamente collegato ad un netto peggioramento della psoriasi con aumento dell’estensione della malattia e dei sintomi correlati quali prurito, bruciore, dolore e aumento delle squame.
 Altri alimenti da evitare sono quelli ad alto contenuto di acido arachidonico (perché ha un’attività pro infiammatoria sull’organismo), quali i salumi e le carni rosse, uova, burro e panna, ma anche gli oli di semi.
Inoltre, tutti gli alimenti ad alto contenuto di proteine e grassi animali sono alla base di aumento di intensità ed estensione delle chiazze psoriasiche: quindi insaccati, margarina, fritture, sale, formaggi stagionati, latte e derivati e zucchero andrebbero fortemente limitati.
Sono invece consigliati ai pazienti che soffrono di psoriasi e di qualsiasi altra patologia su base infiammatoria, alimenti che riducono tale processo, come il pesce, (in special modo quello azzurro ma anche il salmone fresco), i semi di lino, di zucca, alcune erbe selvatiche, le noci, le spezie come la curcuma (meglio se associata al pepe nero), lo zenzero, le cipolle, i mirtilli e le melagrane, i cereali integrali (il riso integrale in particolare è ricco in tricina, un potente antinfiammatorio), l’olio extravergine d’oliva, il tè verde. Meglio evitare invece, almeno nella fase acuta, alimenti come  i pomodori, le melanzane, le patate, i peperoni e i frutti tropicali, che favoriscono il progredire della malattia.