DI CHIARA FARIGU

CHIARA FARIGU

Viene chiamato “tragica fatalità” quell’incidente imprevisto contro il quale niente si può. E che nel giro di pochi minuti ti cancella dal mondo dei vivi. Per una “tragica fatalità” ieri ha perso la vita Carla Brunelli, moglie del noto giornalista Marino Bartoletti. Per un banale incidente domestico, uno dei tanti che si presentano nel nostro quotidiano ai quali spesso non facciamo caso. Il destino ha voluto che lei fosse in casa da sola quando la vetrata elettrica scorrevole, al di là della quale stava probabilmente sistemando qualcosa, si è messa in movimento schiacciandola. E’ morta così, compressa, tra la vetrata e la parete, senza che nessuno potesse sentirla e accorrere in suo aiuto. Era sola in casa, in quei terribili ultimi istanti. A trovarla il giornalista al suo rientro in famiglia. Ma per lei ormai non c’era più nulla da fare.

Queste tragiche fatalità domestiche uccidono centinaia di migliaia di persone e ne invalidano milioni nel mondo. Nella sola Europa gli incidenti domestici rappresentano una delle più grandi problematiche di salute pubblica. I dati forniti sono spaventosi: ogni 2 minuti qualcuno muore a causa di un incidente e altre 228 persone restano infortunate. Una vera e propria epidemia silenziosa. Con circa 250 mila decessi all’anno, gli incidenti rappresentano la quarta principale causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari, il cancro e le malattie respiratorie. Ben 60 milioni di persone, più dell’intera popolazione italiana, ricevono ogni anno cure mediche per colpa di questi infortuni. Sono proprio i luoghi che generalmente consideriamo più sicuri che finiscono per diventare trappole mortali: case, scuole, palestre, ma anche luoghi di lavoro. Le fasce d’età più a rischio, i bambini e gli anziani. Bagni, scale e cucine le stanze meno sicure. Si muore e ci si infortuna più in casa che in strada.

E se i dati europei sono spaventosi per la quantità, non sono da meno quelli italiani: ogni anno circa 4,5 milioni di incidenti avvengono tra le pareti di casa di cui 8.000 mortali. A dirlo l’Ispes (istituto per la prevenzione e sicurezza lavoro), secondo il quale ogni anno, circa il 5% della popolazione è vittima di un infortunio domestico. A farne le spese soprattutto le donne casalinghe che poi, beffa delle beffe, sono quasi sempre prive di assistenza previdenziale e assicurativa. Le cadute accidentali occupano un posto in pole position, cause di fratture serie ai polsi, al bacino e soprattutto al femore. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli incidenti domestici avvengono in maniera “democratica”, non risparmiando nessuna categoria sociale. Basta una piccola disattenzione per procurarsi uno scivolone che ci tiene in stand by per mesi. E questo quando ci va bene.
Le insidie in una casa, in ogni casa, sono tante, generalmente invisibili ad occhio nudo. Conosciute in teoria ma dimenticate nella pratica quotidiana. A causa della fretta, della superficialità o della routine. E in presenza di bambini e di anziani, onde evitarne il più possibile, è consigliato rimuovere almeno quelle più evidenti e prevedibili, come tappeti che possono intralciare il passo, fili elettrici e prolunghe volanti, evitare di salire su sedie e scale pieghevoli poco sicure, utilizzare tappetini antiscivolo in bagno.
Per quelle imprevedibili, per la tragica fatalità la lotta è impari. Arriva quando meno te l’aspetti, quando hai deposto le armi attentive e ti sei lanciata in quella attività svolta centinaia di volte non intuendo neanche lontanamente che quella potrebbe essere l’ultima. Com’è stato per Carla e per tante come lei

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