DI CARLO PATRIGNANI

CARLO PATRIGNANI

Di violenza fisica e verbale contro e sulle donne se ne parla e se ne scrive quotidianamente, ad abundantiam, ma di violenza invisibile raramente, anzi quasi mai.

E’ accaduto però che questo gap sia stato colmato: merito di un convegno pubblico sui generis sin dal titolo Se uccide non è amore, non è amore, non è amore il cui leit-motiv appunto è stato la violenza invisibile insieme a una cultura che le fa, o meglio ancora le faceva, da corazza e scudo, come quello molto spesso della testuggine.

E’ stato, dunque, violato un tabù e per di più, davanti a 170 studenti di 8 classi delle medie superiori, protagonisti unici di un confronto diretto vis-à-vis con la Sindaca di Roma Virginia Raggi, con psichiatri e psicoterapeuti, intellettuali, giornalisti e artisti.

Gli episodi di violenza sulle donne ci sono tutti i giorni, sono un bollettino di guerra e la cosa più grave è che sono la punta di un iceberg. Noi donne cresciamo in un clima di semi-violenza strisciante: quando la sera torniamo a casa da sole pensiamo automaticamente a meccanismi di difesa che danno bene l’idea di quanto ci sentiamo minacciate. La violenza è qualcosa che dobbiamo combattere fin dai primi anni di vita dei bambini, anche andando nelle scuole e parlando con i bambini e con le ragazzine che a volte fanno cose azzardate sui network, ha esordito la Raggi rivolta ai suoi attentissimi interlocutori, gli studenti coinvolti nel convegno con un questionario atto a suscitare una riflessione sui comportamenti discriminanti o con un’intervista a familiari, conoscenti e amici per saggiare il livello di consapevolezza delle dimensioni violente presenti nella vita quotidiana.

Viviamo in una società che considera certi atteggiamenti e apprezzamenti pesanti normali: io non la penso così e sono assolutamente convinta della necessità di un cambiamento culturale. E insieme possiamo farlo, possiamo cambiare la cultura, è stato il messaggio della Raggi alla numerosa platea del Nuovo Cinema Aquila.

La Sindaca in gran forma si è dunque detta d’accordo con l’obiettivo ambizioso del convegno: diffondere una nuova cultura che sconfigga l’impostazione di rapporti interumani basati sulla sopraffazione e sul dominio.

E’ quindi seguito l’invito pressante e ripetuto della Sindaca a parlare, conoscere, agire, a non sopportare, rivolto ai suoi interlocutori perchè non si puo’ e non si deve sorvolare su certi atteggiamenti e apprezzamenti verbali pesanti, assai frequenti, per non esser complici magari per un pezzettino di una certa cultura che giustifica l’aggressore.

Sollecitata ancora dalle domande degli interlocutori, la Sindaca ha detto la sua sulla violenza invisibile, il filo rosso dell’intero convegno. Meglio rivolgersi ai tanti esperti: io pur se non ho competenza in merito penso che dietro e prima di arrivare all’atto violento deve esserci, c’è un qualcosa di sommerso da conoscere e riconoscere: ecco perchè ho parlato di punta di un iceberg. Noi viviamo in un clima di violenza strisciante di cui non ci si rende conto: è qualcosa di agghiacciante.

A questa violenza strisciante, anche non immediatamente visibile, l’Amministrazione capitolina presta la massima attenzione, intenzionata com’è a bonificare una città dal tessuto sociale distrutto, tanto da aver lacerato i rapporti interpersonali, come più volte denunciato dalla determinata e audace Sindaca.

Noi vogliamo rendere Roma una città più sicura, vogliamo creare uno spirito di comunità che manca, non c’è: penso ai centri di accoglienza e di ascolto per le donne e anche gli uomini; a spazi adeguati e vivibili per i bambini, non certamente per parcheggiarli, per allegerire le donne che lavorano, a misure di risanamento sociale. Per fare questo grosso cambiamento culturale c’è bisogno dell’aiuto di tutti, ha insistito la Sindaca rimarcando: le sfide mi piacciono, non mi lamento agisco, e soprattutto non riesco a stare zitta quando qualcosa non mi convince, come le quote rosa: donne e uomini non sono, oggi, uguali, non hanno le stesse possibilità di portare avanti il loro lavoro, di far carriera.