DI EMILIA URSO ANFUSO

EMILIA URSO ANFUSO

Vorrei fare un po’ di chiarezza nel bailamme infernale che avviluppa un po’ tutti, a pochi giorni dalla fatidica data: il 4 Dicembre, si vota per la modifica costituzionale. Innanzitutto, uno spunto di riflessione, che può essere utile a chi tentenna tra SI e NO, a chi non ha capito nemmeno lontanamente di cosa si parli, a chi vorrebbe riflettere ma ha poco tempo e pochi spunti di riflessione: secondo voi, se a monte della motivazione che sta spingendo il governo a modificare la Costituzione, nel passo in cui si parla di abbattimento del numero dei Senatori che da 315 passerebbero a 100, c’è davvero il tanto propagandato “Risparmio economico di circa 500 milioni l’anno”? Nel caso in cui la riforma passerà, così come è stata scritta, i 215 Senatori che non siederanno più in Senato, non verranno certamente sbattuti in strada e in stato di disoccupazione. Ritenete davvero che, per risparmiare denaro pubblico, l’unica strada percorribile sia quella di togliere 215 Senatori e riciclarli poi in altre mansioni, sempre – ovviamente – pagate con denaro pubblico? Non penserete mica che costoro se ne tornino a casa, rinunciando a qualsiasi tipo di ingaggio, agevolazione e privilegi, vero? Se davvero si volessero tagliare le enormi spese che lo Stato affronta ogni anno –  si parla ormai di un carrozzone che sperpera oltre i 1000 miliardi l’anno di denaro pubblico – ci sarebbero tante di quelle voci che altro che abbattere il numero dei Senatori che, ribadisco, in ogni caso continuerebbero a rappresentare un costo per gli italiani: verrebbero tolti da un posto e traslati in un altro. Punto. Stessa cosa, per ciò che riguarda la cancellazione del CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – che eroga 65 stipendi mensili ad altrettanti impiegati dei vari livelli: pensate davvero che costoro resterebbero senza lavoro e senza stipendio composto di denaro pubblico? Riflettete in autonomia su questi due punti. Ecco però, un dettaglio non di poco conto: sapevate ad esempio, che da anni la JP Morgan, l’agenzia finanziaria e bancaria statunitense più potente del mondo, la stessa che ha scatenato la più grave crisi economica mondiale della storia dell’Uomo con la famosa storia dei subprime, sapevate dicevo ciò che ritiene in relazione alla nostra Costituzione? Leggete qua: “I sistemi politici dei paesi europei del Sud e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano caratteristiche inadatte a favorire l’integrazione. C’è forte influenza delle idee socialiste“. C’è di più: nel 2013, JP Morgan ha redatto questo documento di 16 pagine (scaricate il .pdf sul vostro PC, è in lingua originale) in cui asserisce come sia fondamentale “cambiare nettamente i sistemi politici europei” con ricadute sul sistema sociale, e quindi, sui cittadini e i loro diritti. In pratica, per JP Morgan, che è come dire “Per gli USA”, la nostra Costituzione è troppo socialista, nel senso che – ad esempio – ci sono ancora troppe garanzie per i lavoratori. Troppi diritti. Malgrado nel nostro paese, vi sia stata una evidente negazione dei diritti dei lavoratori, a causa della ratifica del Jobs Act e conseguente cancellazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. JP Morgan, ha dichiarato la stessa cosa per la maggior parte delle nazioni europee, quelle che – ancor oggi – garantiscono alla popolazione un sistema sociale e di welfare di tipo universale e di garanzia dei diritti. Ora ecco un altro spunto di riflessione. Siamo in odore di messa in atto – accadrà pian piano ovviamente e senza annunci pubblici – del TTIP e di altri trattati tipo TISAAttenzione: per coloro che ritengono che questi trattati siano decaduti, consiglio di approfondire la conoscenza del tema. A questo link troverete uno dei miei articoli sul tema e a questo, la recensione di un eccelente libro-inchiesta sul TTIP che vi invito a leggere). Potrebbero persino giungere alla decisione di modificare la sigla, al solo scopo di confondere le acque e i cervelli, ma non hanno alcuna intenzione di non ratificare trattati che ribalteranno per sempre i sistemi socio economici delle nazioni europee, su cui gli States si accingono ad approdare, mettendo la bandierina della supremazia in un’area del pianeta terra territorialmente molto vantaggiosa, anche per le guerre in atto che gli USA portano avanti ormai da tempo. Alla luce di questa considerazione, provate ora a pensare se, di fronte al potere supremo del capitalismo e della politica statunitense, che sta per mettere le mani su tutta l’area europea, sotto forma di “accordi di tipo commerciale” quando in realtà si parla di modifiche strutturali ai sistemi bancari, sanitari, della sicurezza, del settore agroalimentare, del settore giuridico e di tutto ciò che può venirvi in mente, vi pare possibile che a decidere, sarà il popolo o meglio, le popolazioni europee? Tenete a mente il diktat della JP Morgan: “Costituzioni troppo socialiste. Vanno modificate”- Ritengo di poter dire una cosa, che medito da tempo. Potrebbe accadere questo: per non sollevare la rabbia popolare, potrebbero decidere di mostrare una vincita del NO. Ciò metterebbe a riposo la rabbia. Almeno per qualche tempo. Tanto, chi si accorgerebbe che, come da sempre accade, la Costituzione continua ad essere ignorata… Nel frattempo, il governo Renzi potrebbe effettivamente o cadere – e se accadrà sappiate che sarà parte di un accordo ben studiato, non certo di una “perdita” del governo – ed essere rimpiazzato da un governo tecnico, capitanato magari da Mario Draghi, cui è già stata ventilata questa proposta,  oppure, andando a elezioni, potrebbe risalire un governo PD, ma con un diverso premier: sarebbe comunque confermare la continuità. In ogni caso, non provate nemmeno a dubitare che la riforma, questa riforma scritta male, propagandata ai massimi livelli, mal spiegata, mal presentata in tv e sulla Stampa, non verrà attuata. L’approvazione è già avvenuta in Parlamento, il referendum è dovuto a causa dell’art. 138 della costituzione che recita: “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”. E’ in pratica, un atto dovuto dalla Legge, e non certo una concessione al parere del popolo, come molti cittadini ritengono erroneamente. Comunque vadano le cose, sappiate che è giunto il momento di cambiare, ma non di “cambiare” in maniera astratta, e ritenendo che qualsiasi tipo di cambiamento è comunque positivo. No, intendo dire che siamo arrivati al capolinea del criterio di Democrazia. La stessa che non è mai stata davvero messa in atto, e che se le popolazioni non agiranno con fatti concreti e mirati – manifestazioni di lunga durata, richiesta da parte dei cittadini delle dimissioni dei politici interessati da inchieste giudiziari, negazione del pagamento di tasse esose che non corrispondono affatto ai servizi per cui vengono pagate, e tutto ciò che è possibile mettere in atto, pacificamente, ma metodicamente. Vi do un ulteriore spunto di riflessione: negli ultimi tempi, stiamo assistendo alla confisca – da parte di alcuni Prefetti – di camere in strutture alberghiere per dare accoglienza ai migranti. Se lo facessero avvertendo in tempo utile i proprietari, e ponendo la possibilità di dire “NO”, allora non ci sarebbe nulla di male. Ma lo stanno facendo di autorità, senza lasciare alcun tipo di opzione ai diretti interessati… E che dire di coloro che hanno perso tutti i risparmi con le Banche cooperative? Questa gente li ha persi per sempre, e chi verrà risarcito rientrerà in possesso di pochi spiccioli. Si chiama “esproprio dei beni”. In puro stile dittatoriale. Da questo, all’esproprio – su scala nazionale – di beni e risparmi, il passo può essere breve. Non pensate che certe cose accadono solo “altrove”. Stavolta “altrove” siamo noi. E se non faremo nulla, anche sapendo di combattere contro le potenze più forti e aggressive al mondo, non potremo mai più uscire dalla gabbia invisibile ma terribile verso cui stiamo procedendo, e verso cui stiamo rischiando di mettere i nostri figli e nipoti. Pensateci bene, prima di pensare che preferite non pensare…