DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Alla quinta finale disputata l’Argentina corona il suo sogno in ambito tennistico. Una storica Coppa Davis che ripaga i pumas della racchetta di tante delusioni. Finora quattro cocenti sconfitte con gli Usa a Cincinnati nel 1981, con la Russia a Mosca nel 2006, con la Spagna in casa a Mar del Plata nel 2008 e a Siviglia nel 2011. Trascinata dal tifo di Maradona sugli spalti il team biancoceleste supera 3-2 l’indomabile Croazia alla seconda finale, la prima tra le mura amiche, dopo la vittoria del 2005 a Bratislava sulla Slovacchia. Dimenticate le polemiche della scorsa settimana sulla scelta del terreno di gioco. Un diritto dei padroni di casa. La decisione dei croati di optare per la superficie veloce aveva generato una serie di contestazioni terminate con l’intervento della Federazione Internazionale che aveva confermato il rispetto del regolamento. La Croazia puntava molto sul doppio, l’Argentina sul suo fuoriclasse Juan Martin del Potro, argento alle Olimpiadi di Rio 2016 e bronzo a Londra 2012, semifinalista a Wimbledon 2013, trionfatore all’Us Open 2009. Del Potro ha conquistato i suoi due singolari, ma l’artefice è stato il compagno di squadra Federico Delbonis che ha battuto Karlovic nel quinto decisivo match. Amarezza per i croati che speravano nell’impresa del loro idolo Marin Cilic, erede di Goran Ivanisevic, eroe sul centrale di Flushing Meadows nel 2014. Nativo di Medjugorje non ha compiuto il miracolo. Perchè contrariamente al resto dell’anno, il tennis della Coppa Davis premia il gruppo e non le individualità.