DI NELLO BALZANO
NELLO BALZANO
Il 15 luglio 2015 il premier Tsipras chiedeva al popolo greco di rispondere sì o no alla politica dei tagli, dell’austerity, dei sacrifici imposti dalla Commissione europea.
Il fronte del sì composto dalla maggioranza dei governi del vecchio continente usò tutti i mezzi possibili per convincere un popolo orgoglioso della sua storia, della sua autodeterminazione, vinse il NO con il 61%.
È vero non si risolvettero i problemi, ancora oggi il popolo greco è sotto scacco, le manifestazioni di protesta sono all’ordine del giorno.
Il 4 dicembre si voterà per il referendum costituzionale in Italia, apparentemente estraneo alla vicenda greca, ma guardate il merito e vi accorgerete che il risultato che si vorrebbe ottenere e la lettera programmatica imposta a Tsipras, si somigliano come due gocce d’acqua, ovvero limitare la sovranità popolare, ma soprattutto limitare la sovranità nazionale, con questo referendum si vuole “alleggerire” il potere di incidere dei cittadini.
Questo non deve allarmarci in particolare su chi e come potrebbe prendere il potere in futuro, se la nuova riforma venisse approvata dai cittadini, che ricordiamo non ha quorum, ma sulla facilità con la quale provvedimenti restrittivi in economia, privatizzazioni selvagge, cancellazione di diritti in ambiti lavorativo e altri possono essere messe in atto, in nome del rispetto dell’unico articolo cambiato con maggioranza qualificata e non toccato in questa riforma, l’art.81 che impone il pareggio di bilancio.
Insomma se vince il sì ci troveremo nella condizione di dover accettare ogni restrizione imposta a scapito di uno Stato che dovrebbe tutelare il benessere delle persone, in tutto questo un grave danno ai ceti sociali più deboli già gravati da condizioni al limite della sopravvivenza.
Effetti che si vivono gia, ma non trovano la dovuta enfasi nell’informazione, un esempio per tutti il calo dell’aspettativa di vita, un decremento che non si vedeva dal dopoguerra, che oggi vale mediamente sei mesi, ma in diverse zone del sud diventa due anni, in questi numeri c’è una minore qualità del cibo, una prevenzione sanitaria che sta diventando un lusso, una vita di stress e continui pensieri rivolti a come sbarcare il lunario.
Gli ingredienti per accomunare i due referendum ci sono tutti, un risultato che si vuole a tutti i costi, ritardando il più possibile la data, l’utilizzo spregiudicato di un sistema pubblico e privato di informazione, privato fino ad un certo punto dal momento che la loro sopravvivenza è data da concessioni pubbliche e finanziamenti a fondo perso in nome sì dell’art.21, ma oggi diventati fondamentali in un mercato selvaggio, senza contare i conflitti di interessi che spesso gravano su chi detiene i maggiori organi di informazione commerciale.
Il 4 dicembre è in gioco non solo la nostra Costituzione, molto di più, il NO greco deciso in pochi giorni, è stato il banco di prova, da quel 15 luglio si sono cercate le contromisure, studiati gli “errori” per evitare che si ripetesse in Italia, ma nonostante tutte le forze messe in campo, il risultato oggi non è affatto scontato, anzi probabilmente si dovrà studiare un’altra soluzione per imporre la limitazione di sovranità all’Italia, che gode, per fortuna, di una Carta Costituzionale dura da scalfire.
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