DI DANIELE GARBO
DANIELE GARBO
Il crollo della Juventus desta sensazione, per il modo e per la misura. A Marassi i bianconeri sono stati travolti dal Genoa sin dall’inzio e l’impietoso 3 a 0 del primo tempo fotografa alla perfezione l’andamento della partita. E’ chiaro che se scendi in campo molle e con una formazione discutibile (Dani Alves nella difesa a tre, Cuadrado seconda punta accanto a Mandzukic) contro un avversario aggressivo e che corre il doppio di te, la brutta figura è pressochè inevitabile.
A questo punto è legittimo chiedersi se si tratti di una giornata storta o di una vera crisi. Lo scopriremo solo vivendo, ma per ora qualche riflessione si impone.
La Juve rimane, a mio avviso, la squadra più forte: perchè ha organico e mentalità per conquistare il sesto scudetto consecutivo, pur non giocando un calcio spettacolare.
Tuttavia è evidente che sta pagando dazio ad alcune situazioni impreviste, a cominciare dalla lunga sequenza di infortuni. L’unica cosa prevedibile era forse il logorio del reparto difensivo, dove Barzagli e Chiellini perdono colpi e Bonucci (il migliore a Siviglia in Champions) ogni tanto tira il fiato, com’è accaduto a Genova, dove un suo sciagurato colpo di tacco ha regalato ai rossoblù il primo gol. Per di più la lista degli infortunati si è allungata con Dani Alves e lo stesso Bonucci, che mettono Allegri in grande difficoltà per le prossime partite.
Non è certo un caso che le tre sconfitte (Inter, Milan e Genoa) siano arrivate subito dopo le notti europee, che sottraggono enormi energie fisiche e nervose.
Inoltre l’ambientamento dei nuovi acquisti è problematico. Higuain ha avuto guai fisici ma anche difficoltà di inserimento. Pjanic ha fatto rimpiangere Pogba, confermando di essere lo stesso giocatore visto a Roma: elegante, ma quasi mai decisivo e povero di personalità. Piaca è infortunato, Benatia lo è stato lungo. Senza contare che anche il genio della lampada, Paulo Dybala, è da tempo ai box.
Insomma quello che sembrava un organico stellare e sontuoso si sta sfaldando un po’ alla volta, quasi per una serie di congiunzioni astrali sfavorevoli. A gennaio sicuramente la società farà un paio di operazioni di mercato per puntellare il reparto di centrocampo, ma intanto c’è da affrontare l’emergenza. E sabato arriva allo Stadium l’Atalanta, la squadra più in forma del campionato, reduce da sei vittorie consecutive.
Intanto la Juve conserva 4 punti di vantaggio sugli inseguitori, che sono Milan e Roma. I rossoneri faticano nel primo tempo a Empoli, ma poi dilagano nella ripresa.
Il progetto giovani di Montella sta dando frutti superiori alle aspettative, ma si lavora soprattutto per il futuro. Torna in discussione invece il progetto societario con il passaggio ai cinesi ancora nebuloso, il closing fissato per il 13 dicembre che potrebbe slittare di un mese almeno, Berlusconi e Galliani che potrebbero rimanere e via farneticando. Forse c’è qualcosa che ci sfugge o che non ci hanno raccontato. E per il momento ci fermiamo qui.
La Roma liquida il Pescara con una doppietta di Dzeko, giunto a 17 gol stagionali (12 in campionato e 5 in Europa League), autorizzando interrogativi inquietanti del tipo: “Ma dove terrà segregato il fratello scarso visto lo scorso anno ?”. Partita risolta (apparentemente) in dieci minuti e invece incredibilmente complicatasi nella ripresa, con un Pescara che domina, mette paura ai giallorossi, segna due gol e fa trascorrere interminabili minuti di paura ai pochi tifosi sugli spalti sino al triplice fischio finale.
La Roma conferma pregi e difetti già identificati da tempo: bella dalla cintola in su, arruffona dalla cintola in giù. La squadra è lunga, le distanze tra i reparti esagerate e in questo squilibrio qualunque avversario un minimo accorto può fare danni consistenti.
I giallorossi arrivano comunque al derby di domenica col morale alto, ma troveranno una Lazio col morale altissimo, dopo il successo ottenuto a Palermo, e con in testa l’idea di un clamoroso sorpasso sui cugini dell’altra sponda del Tevere.
Continua la straordinaria rincorsa dell’Atalanta, giunta alla sesta vittoria consecutiva. La squadra di Gasperini corre, lotta e ha acquisito personalità. L’hanno paragonata al Leicester di Ranieri e ci sta. Anche se gli inglesi sono stati in testa praticamente dall’inizio della Premier League e nessuno li ha più raggiunti. Fossimo nella Juventus, sabato sera saremmo seriamente preoccupati, perchè se c’è qualcuno che ha qualcosa da perdere da questo inatteso confronto al vertice non è sicuramente l’Atalanta, che arriverà allo Stadium senza pressioni e potrà giocarsela a viso aperto.
Il Napoli esce dall’alta classifica non andando oltre il pareggio al San Paolo col Sassuolo. I problemi della squadra di Sarri sono noti da tempo e lo stesso tecnico non appare più lucidissimo nella gestione della squadra. Urgono rimedi, altrimenti addio all’Europa più nobile (ormai scontato), ma anche a quella meno nobile.
L’Inter batte la Fiorentina con venti minuti di fuoco, ma poi rischia di rovinare tutto, nonostante la superiorità numerica. Pioli festeggia la sua prima vittoria: se infilano una lunga serie positiva, i nerazzurri possono diventare la mina vagante dell’alta classifica.
La lotta per la salvezza sembra riguardare quattro squadre: Empoli, Pescara, Crotone e Palermo. Solo una riuscirà a rimanere in serie A, a meno di crolli clamorosi di chi sta davanti e di recuperi altrettanto miracolosi di chi oggi sembra spacciato.
CHI SALE: l’Atalanta ormai non è più una sorpresa, ma una solida realtà perche ha alle spalle un progetto serio e una società solida. Sabato andrà a sfidare la Juve allo Stadium con la sfrontatezza di chi vuole continuare a stupire.
CHI SCENDE: la Fiorentina crolla a San Siro proprio nella settimana delle polemiche su alcune dichiarazioni di Paulo Sousa che la società non ha affatto gradito. Il divorzio tra il tecnico portoghese e la famiglia Della Valle appare ormai inevitabile, sui tempi è tutto in discussione.