DI VIRGINIA MURRUvirginia-murru
La settimana non comincia bene a Piazza Affari, viaggia con indici al ribasso, e si rivela anche oggi la piazza più negativa in Europa. Per il comparto bancario, intorno a mezzogiorno, l’orientamento è ancora al ribasso, con i listini dei bancari in difficoltà. Il FTSEMib ha cominciato con un esordio in negativo di oltre il 2%, che nelle ore successive si è ridotto, ma  è ancora superiore all’1%. L’Euro ha ripreso quota sul dollaro, in attesa che vengano diffusi importanti dati macro in Europa. Le aste dei titoli di stato italiani (3 giorni di aste) continuano, ammontano a 6 miliardi di euro i BOT collocati dal Tesoro, ma il titolo resta con rendimento negativo (0,199%).
L’estrema volatilità ha creato non poche turbolenze nel settore, dunque sospeso il titolo Monte dei Paschi di Siena per eccesso di ribasso, (il calo teorico è arrivato a -17%). Intanto la Consob ha autorizzato il riacquisto dei bond subordinati dell’istituto, attraverso la conversione in azioni. Partita quindi l’offerta per un super aumento di capitale.
Il management di Monte dei Paschi auspica che le adesioni vadano oltre 1,5 mld di euro, affinché l’istituto possa superare indenne i possibili ‘traumi’ post referendum. Il piano di aumento di capitale è ‘storico’, si erano previsti 5 miliardi di euro, ed era stato approvato dall’Assemblea dei soci di MPS.
Ma resta un salvataggio a rischio; secondo Reuters, che ha avuto accesso a qualche documento al riguardo, il piano di ripresa potrebbe non andare a buon fine, e allora si affaccia lo spettro del bail-in, quale strategia di risoluzione estrema per salvare l’istituto.
Generali si ritrova con 400 milioni di bond subordinati di Monte dei Paschi, e sta valutando in merito le misure più adeguate, i rischi ci sono.

In negativo sono andati anche i titoli Unicredit e Banco Popolare, Bper e Bpm. In sofferenza più che mai lo spread che viaggia a quota 190.

Solo pochi giorni fa gli analisti di Barclays avevano portato al rialzo il prezzo obiettivo di Unicredit, prevedendo un aumento di capitale da 9 mld di euro, considerando  il miglioramento delle stime sull’utile netto per il triennio 2016/18.
Giù di tono anche le contrattazioni nelle piazze di Parigi, Francoforte e Londra. Galleggia  Wall Street, con il Dow Jones e il Nasdaq in positivo, ma di poco. In ribasso anche la borsa di Tokio, di poco in positivo le borse cinesi di Shenzhen e Shanghai.
In ambito oro nero, le cose non vanno meglio, vanno giù Brent e Wti, sul piano internazionale gli investitori hanno la sensazione che l’ennesimo incontro dei paesi Opec ad Algeri, voluto per tentare di mettere tutti d’accordo sui tagli alla produzione, sia inconcludente, perché poi gli accordi non vengono rispettati. Il vertice previsto il 30 novembre a Vienna, non sembra orientato ad esprimere più compattezza e coesione nelle deliberazioni.
Sulle performance negative nelle piazze europee (la peggiore Piazza Affari), non sono di buon auspicio i pronostici da catastrofe pubblicati sul Financial Times, secondo il quale, se al referendum del 4 dicembre passasse il ‘no’, non solo crollerebbero i migliori istituti di credito italiani, ma sarebbe un effetto urto simile ad onde sismiche che si allargassero fino a colpire l’intero sistema Europa.. con l’Euro vittima sacrificale di questi scenari che, a dire il vero, sembrano piuttosto inverosimili, certamente esagerati.
A descrivere queste possibili catastrofi da ‘day after’, è il condirettore del noto quotidiano economico londinese, Wolfgang Munchau, che in definitiva ha pronosticato un autentico terremoto per il vecchio continente (tranne la Gran Bretagna, possibilmente..), più o meno un clima da ‘default’ generale.
E’ pur vero che le dinamiche legate alla globalizzazione, quando gli eventi economici hanno importanti riflessi, si comportano come il sasso nello stagno, con onde concentriche che si susseguono una dopo l’altra, ma il buon senso, in ogni caso, dovrebbe suggerire un po’ di prudenza. Si sa che i mercati sono come dei molossi che al minimo rumore sospetto ‘abbaiano’ e creano allarme, tutto questo è nell’ordine del ‘sentiment’ legato inevitabilmente ai vari accadimenti di carattere economico e politico.
Ma sono sopravvissuti nel Regno Unito alla Brexit, e soprattutto gli americani all’elezione di Trump, eventi scongiurati e temuti dai mercati finanziari, e invece, dopo le prime reazioni negative, il sistema è tornato alla stabilità. Negli USA, anzi, si è passati da un clima ‘depressivo’ ad una vera e propria esaltazione, fino a rientrare nell’equilibrio delle atmosfere precedenti.
Tuttavia i pronostici sono neri, come non fosse rimasta neppure una piuma di ottimismo. “Esagerazioni”, panico collettivo, come si legge in un articolo del Sole 24ore, firmato da Walter Riolfi. E’ un’ondata emotiva che serpeggia e porta scompensi, allarmi ingiustificati. E dalla Gran Bretagna (dagli analisti di Barclays), oltre che dai quotidiani, vengono i peggiori presentimenti: il referendum potrebbe allungare l’artiglio sullo spread, con variabili dipendenti dall’entità di una vittoria o di una sconfitta, in entrambe le ipotesi.
Ma a dirimere la questione ci sarebbe, sempre secondo i pareri degli analisti, la BCE, ombrello ‘salva-tutto’. Potrebbe pertanto intervenire aumentando ancora di più il Qe, e riducendo eventuali schizzate ed eccessi in questa possibile emergenza, intervenendo con opportuni aggiustamenti sul differenziale di rendimento tra Btp e Bund. Sarà comunque Mario Draghi oggi a riferire al Parlamento europeo, soprattutto in relazione all’aggiornamento sulle stime economiche dell’Ocse (diffuse peraltro dall’Istat), e a calmare gli animi, si spera.
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