DI LUCA BILLI
luca-billi
È da parecchi giorni che mi interrogo su questa brutta campagna elettorale, che proprio non riesce a piacermi, nonostante sia così importante e mi coinvolga così intensamente, come non mi succedeva da tempo.
Il problema non sono soltanto i toni lividi e le volgarità gratuite, che stridono ancora di più perché si discute di un tema così alto come la Costituzione, ma – me ne sono reso conto da pochissimo con questa chiarezza – soprattutto il fatto che in qualche modo mi sembra di essere dalla parte sbagliata. No, non ho affatto cambiato idea, voglio votare NO e invito voi a farlo, ma in questi giorni sono così a disagio, perché mi hanno rubato una parola, mi hanno rubato il verbo cambiare. E ormai sapete quanto per me le parole siano importanti.
Sono arrabbiato perché renzi e i suoi mandanti mi hanno rubato questa parola e l’idea stessa di cambiamento. Io da quando ho cominciato a fare politica, con tutti i miei limiti, con tutte le mie debolezze, con tutte le mie contraddizioni, ho sempre cercato di stare dalla parte del cambiamento, ho cercato di cambiare le cose. Da amministratore ho cercato di cambiare la città in cui sono cresciuto, poi da funzionario ho cercato di cambiare il mio partito, adesso con le cose che scrivo – l’unico modo in cui faccio ancora un po’ di politica – provo a spiegare perché è necessario cambiare il mondo. Contrariamente a quello che succede a tanti, da giovane pensavo che bastasse cambiare una cosa per volta e mi definivo riformista, adesso che sono più vecchio penso che occorra cambiare tutto e sono diventato rivoluzionario, però il cambiamento è sempre stato il mio obiettivo. E adesso all’improvviso è saltato fuori questo bel tomo a dirmi che io non voglio cambiare, che è lui che vuole cambiare tutto e quindi che io, proprio perché voglio fermare il suo dichiarato cambiamento, sarei un conservatore. E per questo sto sinceramente male.
Certo quando qualcuno ti ruba una parola la colpa è anche tua, che non hai saputo custodirla, difenderla, che non sei riuscito a dire in maniera definitiva che quella parola appartiene a te, alla tua storia. Evidentemente se renzi è riuscito nell’impresa è perché gliel’ho lasciato fare. E così quella parola mi è sfuggita di mano e adesso mi affanno a rincorrerla, ma il ladro se la tiene ben stretta.
E allora io vorrei spiegare alle persone che hanno la pazienza di leggere quello che scrivo che il mio NO non è soltanto per difendere la Costituzione, ma ha un obiettivo più ambizioso, proprio quello di cambiare. E non il governo di questo paese: francamente poco mi importa se il 5 dicembre renzi si dimetterà, se nascerà un altro esecutivo, perché non è questa la cosa importante, non è questo il cambiamento di cui abbiamo bisogno e che personalmente sogno; e per cui lotto. E questo è il motivo profondo per cui il mio NO, il nostro NO – perché siamo in tanti, anche se non abbastanza, temo, a pensarla così – è diverso da quello di chi chiede soltanto che cambi il governo o che spera sia un elemento per accentuare la confusione. E non provo imbarazzo a votare con i fascisti, perché il mio NO è anche tenacemente e ostinatamente antifascista, perché una delle cose da cambiare è eliminare le cause che fanno nascere e crescere il fascismo. Il mio NO è per cambiare uno stato di cose che non mi piace, per cambiare una società in cui comandano sempre meno persone, in cui i padroni sfruttano i lavoratori, in cui i ricchi lo diventano sempre di più alle spalle di quelli che sono poveri. E adesso per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, che un tempo chiamavamo socialisti, ci serve difendere questa Costituzione, scritta così alla fine della seconda guerra mondiale, nata dalla Resistenza. Oggi ci serve questo NO, che non è un NO che vuole conservare, ma che ha l’ambizione di travolgere questa cappa opprimente che impedisce ai giovani di esprimersi, alle donne di far valere i propri diritti, a tutti noi di realizzarci davvero come cittadini, e non solo come consumatori.
E dobbiamo smascherare il ladro, dire che non può essere per il cambiamento chi è sostenuto dai padroni, chi toglie diritti ai lavoratori, chi privatizza i servizi pubblici, chi limita gli ambiti della democrazia. Il ladro difende i privilegi della sua classe, mentre noi che siamo davvero per il cambiamento vogliamo travolgere quei privilegi, il ladro difende la ricchezza dei padroni, mentre noi vogliamo cambiare e vogliamo che quella ricchezza che è del lavoro torni a chi fa quel lavoro.
Non cadiamo nella trappola, non facciamoci convincere che il NO è il voto di chi non vuol cambiare, perché altrimenti avremo perso anche se saremo – come spero – maggioranza nelle urne. Perché il 5 dicembre il cambiamento deve partire da noi del NO: così avremo vinto davvero.