DI MARISA CORAZZOL
MARISA CORAZZOL
François Fillon, l’ex primo ministro di Nicolas Sarkozy nel quinquennio 2007/2012, che già nel primo turno della scorsa settimana aveva battuto Alain Juppé con il 44,2% dei voti (1.737.327), contro il 28,5% per il suo “contendente”(1.118.701), ha vinto le primarie del centrodestra francese, affermandosi con il 67% dei consensi ottenuti al secondo turno di domenica 27 novembre.
E’ quel che possiamo definire una vittoria schiacciante, quella di François Fillon, che gli permetterà di lanciarsi nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali della primavera 2017 con la certezza di poter contare non solo sul consenso del suo elettorato, ma anche sull’ appoggio incondizionato degli altri candidati del suo partito:da Nicolas Sarkozy ad Alain Juppé, da Bruno Le Maire a François Coppé, come degli altri tre candidati a queste primarie che non hanno superato nemmeno – in alcuni casi – l’ 1% dei consensi.
Per colui che, in maniera assai poco rispettosa, veniva definito dall’ex presidente Sarkozy “il mio collaboratore”oppure “Monsieur Nobody” – come se stesse parlando del suo “factotum” – questa vittoria ha anche il sapore di una rivincita a livello personale nei confronti dell’ex inquilino dell’ Eliseo che, al primo turno di domenica scorsa, era stato “ringraziato” con uno striminzito 20,6% dei voti.
Il “populista” Sarkozy del centrodestra si ritira – ha affermato – dalla scena pubblica, mentre per il cattolico Fillon, dal piglio che ricorda Pompidou, che veste in elegante stile british e che difende “les valeurs de la république”, la strada appare spianata per presentarsi allo scontro finale che, stando ai pronostici, lo vedrebbe scontrarsi contro la “tzarine” Marine Le Pen al secondo turno delle presidenziali. A meno che, le primarie del centrosinistra che si terranno nel mese di gennaio 2017, non scaturiscano un loro candidato in grado di superare la presidente del “Front National” al primo turno e a meno che, non passi – come molti a sinistra auspicano – la candidatura di Jean-Luc Mélenchon, il fondatore de “La France Insoumise” che ha boicottato le primarie del centrosinistra, considerandole una “farce” dei socialisti fallimentari di François Hollande, e che ha ottenuto nei giorni scorsi il sostegno dei comunisti, oltre a quello già acquisito dei sindacati e del movimento “Les nuits debout”.
François Fillon, è nato a Le Mans 62 anni fa. E’ sposato da 36 anni con Penelope Clarke, una gallese da cui ha avuto cinque figli. E’ un fervente cattolico, cresciuto in una famiglia borghese “vecchio stampo”. Ha studiato presso i Gesuiti e si è laureato in Giurisprudenza all’ Università “Paris- Descartes” .
Il candidato alle presidenziali del centrodestra, che da tre anni e in sordina ha percorso tutta la Francia – compresi i dipartimenti e territori d’Oltre mare – incarna quel che resta di una Francia profonda, rurale e molto lontana dalle metropoli e che ha subìto fortemente gli effetti della globalizzazione, conoscendo un calo vertiginoso a livello di produzione e di esportazione dei prodotti agroalimentari, con lo scotto finale aggravato dall’embargo nei confronti della Russia, imposto dagli USA alla Francia come al resto dei Paesi dell’UE.
Fillon, il candidato che – altresì – incarna una destra “thatcheriana” e cattolica è un liberista in economia, ma al contempo un conservatore nelle politiche sociali e della famiglia. Ha dichiarato di essere contro l’aborto “per ragioni di fede”, sebbene non abbia alcuna intenzione di abrogare la legge sull’ “IVG” (interruzione volontaria di gravidanza) voluta da Simone Weil e della quale porta il nome. E’, inoltre, contrario al matrimonio gay: ha dichiarato che non vuole cancellare la riforma socialista ma intende limitare al massimo le possibilità di adozione per le coppie omosessuali, cancellando “ l‘adozione plenaria”.
In tutti i suoi comizi, la frase di Papa Wojtyla: “Non abbiate paura!” gli è servita per convincere un largo numero di cattolici conservatori e di associazioni che non hanno mai cessato di protestare contro la legge sul “mariage pour tous” entrata in vigore nel mese di maggio 2013. Con il sostegno di alcune associazioni di cattolici di destra, ha pubblicato un libro dal titolo che non lascia equivoci: “Contro il totalitarismo islamico”.
In merito all’immigrazione, propone di stabilire delle quote di ingresso nel territorio francese, attraverso un referendum nazionale.
Ma il programma politico ed economico di François Fillon, qualora diventasse presidente della repubblica, è stato, tuttavia, già da molti suoi avversari di destra, di centro e di sinistra definito da “lacrime e sangue” ed ha visto già dichiarare da parte del segretario della CGT “faremo quanto meno una manifestazione di protesta al giorno”. In effetti, Fillon va oltre ogni possibile ed immaginabile proposta mai scaturita dai banchi della stessa destra francese e che consiste in:
˗ 110 miliardi di euro in tagli sulla spesa pubblica;
˗ soppressione di oltre 500mila posti nella pubblica amministrazione;
˗ aumento dell’orario di servizio nella funzione pubblica, da 37 a 39 ore settimanali (ma pagate 37!);
˗ aumento dell’Iva per finanziare 40 miliardi di euro di sgravi alle imprese.
Con queste proposte da reale “terapia choc”, Fillon pensa di poter “liberare l’economia francese”, riducendo al 7% il tasso di disoccupazione ed aumentare le pensioni minime. Ma, vista la sua trascorsa esperienza in qualità di primo ministro, per Fillon l’obiettivo del risanamento dei conti pubblici non è una novità, poiché sin dall 2007 – appena entrato a Matignon – aveva dichiarato che la Francia era già virtualmente uno “Stato fallito”.
Fillon si vuole però un “pragmatico”. E’ profondamente convinto che gli elettori siano in grado di accettare un “linguaggio di verità”: “Preferisco le parole che salvano a quelle che seducono”, ha costantemente ripetuto, riferendosi al suo “mentore”, Philippe Séguin, un famoso ed ancora molto popolare dirigente della destra gollista, deceduto nel 2010. Seguin era, infatti, entrato in conflitto con Jacques Chirac proprio sulla mancanza di coraggio nel fare alcune riforme ed era stato, altresì, uno dei pochi nel partito gollista a schierarsi pubblicamente contro il Trattato di Maastricht. Nel seguire la filosofia di Seguin, François Fillon mostra quindi di essere un “prudente europeista”, visto che non nasconde di sperare in un ritorno ai poteri degli Stati con “L’Europa delle nazioni”, in cui prevalga un governo economico formato da presidenti o capi di governi degli Stati aderenti all’unione monetaria.
Un’ altra “nota dolente” per molti incondizionati allineati agli USA riguarda la visione di politica estera di François Fillon. Se eletto all’Eliseo, potrebbe infatti rivoluzionare il posizionamento della Francia in politica estera. Fillon si è, infatti, dichiarato filo-russo, amico di Vladimir Putin da quando erano entrambi premier ed esige, altresì, che vengano tolte le sanzioni economiche varate contro Mosca dopo l’annessione della Crimea. “Per arginare la progressione dell’Is in Siria, Putin ha dato prova di un pragmatismo freddo ma efficace” diceva Fillon qualche mese fa. “Putin ha salvato il regime alaouita da un crollo probabile dandogli i mezzi di riconquistare i suoi territori”. Dopo la vittoria di Trump, Fillon ha altresì commentato: “Non temo un’alleanza Trump-Putin: me la auguro”.