DI PAOLO DI MIZIO
Paolo Di Mizio
La globalizzazione consiste nel ridurre in povertà la classe dei Paesi avanzati
Se apri tutte le frontiere a qualsiasi prodotto industriale, allora le fabbriche del tuo Paese dovranno competere con le fabbriche situate in Bangladesh o in Ruanda, dove il salario mensile dell’operaio non raggiunge i 100 dollari.
I beni (o i servizi) che produci diventeranno pertanto troppo costosi per competere nel mercato globale.
Il passo successivo sarà allora quello di ridurre il tuo salario reale (cominciando dalla riduzione dei costi del tuo welfare e delle tue tutele sindacali: si chiama svalutazione interna, vedi Jobs Act in Italia), al fine di rendere ii tuoi prodotti competitivi, mentre il salario in Bangladesh o in Ruanda crescerà lentamente ogni anno.
Dopo un certo numero di anni, il lavoratore europeo o statunitense e il lavoratore del Bangladesh o del Ruanda convergeranno verso un punto intermedio nel quale si troveranno a percepire salari più o meno equivalenti.
Per il lavoratore del Bangladesh o del Ruanda sarà un grande successo. Per il lavoratore europeo o americano sarà un salto nella povertà.
Per le compagnie multinazionali e per la finanza globalizzata questo significa che esse controlleranno l’intero pianeta, dove tutti gli individui saranno uniformati allo stesso livello e saranno ridotti a una forma appena velata di schiavitù.
Questa è la globalizzazione, ed è chiamata anche neo liberismo.

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