DI MICHELE MARSONET

MICHELE MARSONET

Uno strano fenomeno sta prendendo piede sul piano della politica globale. Parlo delle reazioni rabbiose e – talvolta – violente che si verificano quando un risultato elettorale non si conforma alle aspettative di una parte consistente dell’opinione pubblica in molti Paesi occidentali. Abbiamo avuto prima il caso della Brexit. A tanti cittadini britannici l’esito della consultazione, peraltro regolarissima, è parso così inverosimile da suscitare reazioni scomposte. Si è addirittura invocato il diritto, per alcuni sacrosanto, di “tornare indietro”, annullando il referendum appena concluso e indicendone uno nuovo di zecca. La speranza di coloro che assumono simili posizioni è che, nel frattempo, gli elettori “tornino a ragionare”. Il che significa assumere che una parte ha per definizione ragione e l’altra, sempre per definizione, torto. Oppure, per dirla in modo ancora più chiaro, significa presupporre che Verità e Ragione stiano da una sola parte, non si capisce in base a quali presupposti. Forse perché qualcuno ritiene di essere più in sintonia con la Storia dei propri simili, un ragionamento che sino a poco tempo fa si riteneva definitivamente defunto dopo il tramonto del marxismo. Ancora più eclatante è quanto sta avvenendo negli Stati Uniti – e, di riflesso, in Europa – dopo la vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane. Anche in tal caso si è trattato di un esito regolarissimo, giacché il vincitore ha conquistato quasi tutti i principali Stati (fatto che non si verificava da un bel po’). Non è il caso, ora, di citare tutti i motivi che rendono il tycoon newyorkese un personaggio sgradito: se ne è parlato a iosa. Tuttavia la democrazia liberale ha delle regole ben precise, e ha quale fondamento l’alternanza al potere di partiti e leader diversi, spettando solo ai cittadini la scelta finale. Se, per caso, il tuo partito e il tuo candidato perde e vince invece l’avversario, tu non contesti il risultato, per quanto sgradita possa essere la persona che ha ottenuto il successo. Piuttosto ti attrezzi per condurre un’opposizione efficace e per vincere, eventualmente, la tornata elettorale successiva. Si tratta, per l’appunto, dell’ABC della suddetta democrazia liberale, e stupisce il fatto che tanti ne ignorino addirittura i fondamenti. Assurdo sperare una sorta di “impeachment” immediato per Donald Trump, che non si capisce su quali basi possa essere invocato. L’esito delle elezioni – se regolari – va comunque riconosciuto, indipendentemente dalla maggiore o minore simpatia che proviamo per il vincitore. Preoccupa che siano soprattutto i giovani a negare il diritto di governare a chi ha vinto. Perché ciò significa che nelle scuole e nelle università non sono stati educati a rispettare le basi della democrazia. E non è certo un caso che siano quasi sempre personalità del mondo accademico a soffiare sul fuoco. In conclusione, è inutile citare Karl Popper e la sua “società aperta”, come spesso si fa, per poi stravolgerne il pensiero negando i principi stessi sui quali si fonda. E’ una contraddizione molto pericolosa, che certamente getta ombre cupe sul nostro futuro.