DI GIORGIO MAURI
giorgio mauri
Arrivato Trump, negli Usa si parla della posta in gioco: la sicurezza nazionale, la responsabilità democratica, lo Stato di diritto, le libertà civili, e la natura stessa della Repubblica.
Due libri recenti possono aiutare a navigare in queste questioni vitali.
Power Wars: Inside Obama’s Post-9/11 Presidency [Guerre per il potere: dentro l’amministrazione Obama dopo l’11 settembre] è il nuovo libro del reporter del New York Times Charlie Savage, in cui suggerisce che vi siano state solo minime differenze sostanziali tra l’amministrazione di George W. Bush e quella di Obama, riguardo alle politiche di sicurezza nazionale o alle motivazioni legali per perseguire il rovesciamento delle dittature nel Grande Medio Oriente.
“Rogue Justice: The Making of the Security State” [Farabutta giustizia: la costruzione dello Stato di Sicurezza] di Karen J. Greenberg, è il resoconto definitivo di come la guerra al terrore scatenato un assalto decennale sullo Stato di diritto, indebolendo i tribunali e la Costituzione, in nome della sicurezza nazionale.
Il giorno dopo l’11 settembre, il presidente Bush ha incaricato il procuratore generale di prevenire un altro attacco terroristico contro gli Stati Uniti. Da quel giorno in poi, l’amministrazione Bush ha continuato le politiche di smantellamento dello stato di diritto. Greenberg trova carenti prestazioni di Obama, e lancia anche accuse di “ipocrisia” e “tradimento”.
Difficile pensare che Trump cambi qualcosa di sostanziale. L’augurio è che termini lo stillicidio nell’area del mediterraneo, il timore è che non esistano altre zone “papabili” sul pianeta, per cui ci ritroveremo alla solite. Sembra di assistere all’eterna lotta del gatto con il topo, che si diverte a gettarlo in aria, a riprenderlo tramortito, per poi rigettarlo per aria, fino alla morte. Ora il mediterraneo è ancora vivo, ma ci si chiede quanto possa resistere.
E qualche domanda ce la poniamo anche sull’Europa, dove la BREXIT è stato un segnale di “dignità” molto più importante di quanto si sia stimato nei primi giorni, anche perché Obama si era schierato per il Remain.
Di ieri la notizia che l’Economist invita a votare NO al referendum a cui è stato costretto Renzi per l’insufficiente maggioranza in parlamento. Anche qui Obama si è schierato per il SI’, dimostrando che le pessime valutazioni sul suo operato fatte da Karen J. Greenberg e Charlie Savage sono più che fondate.
Di infondato resta solo il nobel per la pace consegnatogli all’inizio dei suoi mandati, e non è male la battuta trovata su “Spinoza” all’elezione di Trump, che suggeriva: “e ora che facciamo, diamo anche a Trump un Nobel per la pace?”