DI MARCO ERCOLI
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Oggi, per la prima volta dopo il 24 agosto, ho percorso la Salaria in direzione Roma provenendo dai piccoli paesi marchigiani sui Sibillini colpiti più volte dalle scosse di terremoto di questi 3 mesi.
Mi ero preparato psicologicamente ad affrontare questo tragitto attraverso i paesi colpiti più duramente la notte del 24 agosto, avevo chiesto notizie a chi già lo aveva affrontato, avevo visto foto e filmati.
Dopo aver oltrepassato Acquasanta, oltrepassando progressivamente Quintodecimo, Favalanciata, Trisungo, ho cominciato a verificare “de visu” le deturpazioni causate dalle scosse: una casa in macerie qua, un tetto sfondato là, una protezione in tubi innocenti sopra strada, una torre recintata sotto strada.
Poi arrivo al distributore Esso sotto Arquata del Tronto. Alzo lo sguardo, come di consueto, per salutare l’abitato sovrastato dal castello e rimango a bocca aperta, senza parole, incredulo di fronte alla manifesta devastazione del terremoto che ha fatto scempio del centro abitato.
Distolgo lo sguardo, con gli occhi inumiditi e con tanta angoscia dentro, e proseguo sul nastro d’asfalto stamane assolato fino ad arrivare sotto Pescara del Tronto.
Anche qui, un po’ controvoglia, alzo lo sguardo e rimango sbigottito, assolutamente inebetito dalla visione di quel cumulo enorme di macerie dove fino alla scorsa estate esisteva un grazioso agglomerato di casette. Ora non c’era più nulla. Dei militari armati presidiano il bivio che avrebbe portato su in paese. Vado oltre con impressa nella mente quell’immagine di disastro totale, così simile all’Aleppo siriana bombardata incessantemente da 4 anni, eppure è il risultato terribile di un evento naturale, previsto nel luogo, assolutamente imprevedibile nel tempo.
Poi arriva Accumoli con il campo base di tutti i soccorsi, gazebo, tende, mezzi, persone. Quindi si entra nel territorio amatriciano ma fortunatamente dalla Salaria non si percepisce visivamente l’entità del danno. Sosta obbligata, come sempre, a Posta ed è un vero sollievo incontrare le solite persone, la benzinaia Angela, il barista Luciano, fortunatamente indenni.
Si commentano brevemente le vicende legate alla terribile sequenza sismica: la notte del 24 agosto, l’uno-due del 26 ottobre ed il culmine della mattina del 30 ottobre. Si fa cenno anche a quella di questa mattina, una 3.5, ormai si parla come se fossimo tutti dei provetti geologi. Poi si riparte alla volta di Antrodoco, sembra proprio di essere fuori da un incubo.
Infine tutta una tirata fino al GRA.
Siamo a Roma, a casa. Neanche riesco a raccontare a mia moglie quello che ho visto, continuo solo a ripetere con tono angosciato “…non puoi capire…”.