DI FULVIO SCAGLIONE
FULVIO SCAGLIONE
Con 479 voti a favore (solo 37 i contrari, più 107 astensioni), espressi dai principali gruppi politici, il Parlamento europeo ha sbattuto la porta in faccia alla Turchia e alla sua ambizione di entrare nell’ Unione Europea. Certo, il voto è solo consultivo. Ma un tale appoggio alla risoluzione che chiede di congelare le trattative con Recep Erdogan, accusato di aver preso «misure sproporzionate di repressione» dopo il fallito golpe del 15 luglio e di violare sia la Costituzione turca sia «i valori fondamentali dell’ Unione Europea», è certo clamoroso. E infatti è stato preso molto male ad Ankara, con reazioni tra l’ arrabbiato e l’ isterico culminate nelle dichiarazioni dello stesso Erdogan che, ancor prima del voto, aveva detto che «una posizione del genere dimostra che (l’ Europa, ndr) sta dalla parte dei terroristi». Il che suona un po’ bizzarro, detto dal Presidente che ha lasciato transitare verso la Siria decine di migliaia di foreign fighters che andavano a combattere nei ranghi dell’ Isis. Con il suo documento, l’ Europarlamento ha ributtato la palla in due diversi campi. Il primo è ovviamente quello turco. Erdogan non solo vuole portare il proprio Paese in Europa, ha anche bisogno di riuscirci. Il 40% dell’ export turco viaggia verso i Paesi dell’ Unione Europea, dai quali peraltro arriva anche il 75% degli investimenti esteri diretti in Turchia. La diaspora turca è in grande maggioranza concentrata nella Ue e folte comunità si sono ormai formate in Germania, Danimarca, Olanda, Belgio, Francia, Romania e Italia. L’Europa, insomma, è lo sbocco naturale e più conveniente per l’ economia e la società turche e questo spiega perché il governo di Ankara persegua l’ obiettivo da così tanti anni (i negoziati ufficiali sono cominciati nel 2005, ma le prime trattative risalgono a cinquant’ anni fa) senza perdersi d’ animo. È vero, ogni tanto Erdogan minaccia di andarsene qui o là (di recente ha detto che avrebbe aderito all’ Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, che raduna Russia, Cina, Kazakhstan, Kirgizistan, Uzbekistan e Tagikistan) ma tutti sanno che si tratta più che altro di sfoghi. La pallina scagliata dal Parlamento europeo, però, rimbalza in modo insidioso anche nel campo della stessa Unione Europea. Per sospendere in modo definitivo le trattative con la Turchia è necessario che a chiederlo sia la Commissione europea o un terzo dei Paesi membri.Finora solo il governo dell’ Austria si è detto incline a farlo. E certo non prenderà iniziative in quel senso questa Commissione, che con la Turchia ha stretto l’ accordo sui migranti, che per soli 6,5 miliardi di euro, spalmati su 2017 e 2017, offre quiete alle frontiere e soprattutto respiro elettorale ai Governi incapaci di elaborare una strategia decente e minacciati dai movimenti populisti. Ve li vedete Angela Mer-kel, François Hollande e compagnia, che rinunciano allo scudo turco contro i flussi migratori? Gli stessi leader che, in nome di quello scudo, baciavano e abbracciavano Erdogan quando questi già metteva in galera i giornalisti e bombardava i curdi? Tutto questo sarà evidente il mese prossimo, quando si avrà la riunione dei ministri degli Esteri dell’ Unione. Diventerà a quel punto evidente, però, che le posizioni di principio sui valori e le libertà, come questa del Parlamento europeo, sono una gran bella cosa ma che la politica spesso va (o è costretta ad andare) in tutt’ altra direzione. I nostri leader si troveranno a dover scegliere tra esprimere un appoggio anche solo morale alle 40 mila persone che Erdogan ha messo in galera dopo il tentato colpo di stato e alle 100 mila che sono state cacciate dai posti di lavoro, o difendere l’ interesse politico ed economico dei Paesi da loro stessi governati. Secondo voi, come andrà a finire? Piaccia o non piaccia all’ Europarlamento, né la Ue né la Turchia vogliono arrivare a una rottura. È possibile quindi che entro fine anno si trovi la strada di un compromesso che permetta quantomeno di andare avanti un altro po’ a trattare sull’ ingresso della Turchia nella Ue, salvando la faccia a tutti quanti senza rimettere in discussione l’ accordo sui migranti. Qualche concessione da parte di Erdogan, magari un regime dei visti più agevole per i turchi che vogliono viaggiare nella Ue… Qualcosa si troverà. Con buona pace, come sempre, dei valori.

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