DI GIORGIO SANTELLI

GIORGIO SANTELLI

Non c’è la volontà di farne un Santo. Ma alcuni commenti che ne fanno un tremendo dittatore non posso accettarli per verità storica. Come era la Cuba prima di Castro? La Cuba di Batista? Il bordello degli Stati Uniti. C’era un dittatore, prima di lui, molto più spietato e che gestiva interessi personali. Con Castro i cubani sono meno poveri di come erano prima e con una sanità, una crescita culturale, una uguaglianza diversa. Alcune libertà sono state negate, vero, ma era difficile mantenere uno stato anti americano e comunista a pochi chilometri dalla Florida senza una difesa della rivoluzione. Castro ha realizzato una rivoluzione popolare che poi, è vero, in parte è stata tradita. Chi dice per necessità. Ma come sarebbe stata Cuba senza l’embargo statunitense? Quelle libertà negate, senza la paura di essere invasi, sarebbero state garantite? Non lo potremo mai sapere. Castro e Che Guevara lasciano e incarnano una speranza, specie nella storia della rivoluzione nei primi venti anni. Quella che tra il comunismo sovietico e il capitalismo occidentale ci potesse essere una via diversa. Perseguitò cattolici e omosessuali ma negli ultimi anni ammise le sue colpe. Infine: a Cuba non ci sono Favelas, chiunque lavora ed ha una casa ed una sanità pubblica all’avanguardia. No, non è stato un santo. Ma la sua Cuba è molto migliore di quella di Fulgenzio Batista e dei Gringos.
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