DI DANIELE GARBO

DANIELE GARBO

Il prossimo 18 dicembre è una data storica per il tennis italiano: si festeggerà infatti il quarantesimo anniversario della conquista della Coppa Davis, impresa mai più ripetuta, nonostante le altre 4 finali disputate.
A Santiago del Cile Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Antonio Zugarelli misero il punto esclamativo su una stagione esaltante, che aveva visto Panatta trionfare agli Internazionali d’Italia e al Roland Garros.
Il libro “1976, storia di un trionfo”, scritto a quattro mani da Lucio Biancatelli e Alessandro Nizegorodcew, racconta quell’epopea attraverso le testimonianze dei giocatori, del capitano Nicola Pietrangeli e dei giornalisti arrivati dall’Italia al seguito della nazionale.
In realtà l’impresa più difficile non fu battere il Cile, ma andarci. Tre anni prima il paese andino era stato teatro di un colpo di stato sanguinoso che fece fuori il presidente democraticamente eletto Salvador Allende e insediò al potere una giunta militare guidata dal generale Augusto Pinochet.
Per questo l’Unione Sovietica si rifiutò di affrontare il Cile in semifinale e, secondo un vasto movimento d’opinione, anche l’Italia avrebbe dovuto fare altrettanto lasciando ai cileni la Coppa Davis senza colpo ferire.
Chi si espose in prima persona, fronteggiando pesanti minacce alla sua famiglia, fu Nicola Pietrangeli, che sosteneva la necessità di giocare perchè lo sport doveva essere diviso della politica e perchè il tennis italiano aveva un’occasione probabilmente irripetibile di scrivere una pagina storica. Alla fine anche il Partito Comunista di Enrico Berlinguer sposò (sia pure ufficiosamente) il punto di vista del nostro capitano non giocatore e, fra mille cautele, si partì alla volta di Santiago.
Il libro racconta il prima e il durante di quella finale: una capitale cilena insolitamente tranquilla e accogliente per gli ospiti italiani, le testimonianze della gente di Santiago sulla repressione durissima che seguì il colpo di stato del 1973, la correttezza del pubblico dell’Estadio Nacional quando Panatta e Bertolucci misero a segno l’ultimo punto del doppio contro Cornejo e Fillol, regalandoci la Coppa Davis tanto agognata.
Fino al malinconico rientro a casa, con lo sbarco a Fiumicino tra l’indifferenza generale e l’uscita alla chetichella dai voli nazionali per evitare le contestazioni. Quasi che anzichè un vanto, quell’impresa fosse una vergogna.

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