DI FRANCESCA DE CAROLIS

FRANCESCA DE CAROLIS

L’intimo più intimo, premette Francesca de Carolis. Le parole del Papa in chiusura dell’anno della misericordia, che spalancano al perdono dell’aborto. La storia di Maria, di tutte le mille Marie travolte nel dramma dell’interrompere volontariamente la gravidanza. «Una mano che ti strappa l’anima dalle viscere. Ma non avevo, non vedevo alternative», si dispera una Maria. La violenza educata del disumano ‘ateo devoto’ in tv. Francesca de Carolis non fa mai sconti. «Pensando a quella donna, ripensando a Maria… a tutte le donne, colpite, nel corpo e nell’anima, dalla pacatezza della devota violenza che ha calpestato e continua a calpestare i loro corpi e i loro cuori…».
Avrei esitato a raccontare, che è difficile quando della persona si tocca l’intimo più intimo… ma dopo aver sentito delle parole del Papa in chiusura dell’anno della misericordia, quelle che spalancano al perdono dell’aborto… Lei, chiamiamola Maria, l’avevo incontrata un’infinità d’anni fa, quando si aprivano i primi consultori e molto si discuteva di interruzione volontaria di gravidanza. E cercavo, alle prime armi, di raccontare… Mi aspettavo, come da altre, che pure molto mi avevano fatto capire, parole di diritti e rivendicazioni e “sono mia” eccetera eccetera… Ma Maria, che quando aveva dovuto interrompere la sua gravidanza ancora non c’era la legge che disciplinava l’aborto, mi parlò di smarrimento e di dolore… di dolore e di stupore, per qualcosa che a raccontarlo non trovava le parole… Quanti anni aveva? Ventitré? Forse “già” ventiquattro… pensai allora, che quando hai vent’anni anche un pugno di stagioni in più sembrano fare una gran differenza… Non gliel’avevo chiesto, ma aveva voluto parlarmene lei, con parole che mai dimenticherò, della solitudine nel dolore, quel dolore che è come “una mano che ti strappa l’anima dalle viscere”. “Ma non avevo, non vedevo alternative” mi disse. Ritornando, sui luoghi del passato, è capitato di rivederla, quella Maria, un po’ d’anni dopo, ormai donna adulta, con un buon lavoro, una vita finalmente tranquilla. Finimmo col tornare su quel discorso… “sai – mi disse – ancora lo sogno…”. Chi? “Il bambino…” ah… “e ha sempre quei grandi occhi neri…” Se potesse tornare indietro? Sapendo… Che domanda stupida… “Cosa ridicola, il senno di poi… Allora non avevo, non vedevo alternative,- disse ancora- non poteva che andare così. Anche se adesso so che è dolore che mai dimenticherò”. Non so se fosse credente o meno, Maria, che mai più ho incontrato. Ma mi chiedo del suo sentire, a questa nuova apertura al mondo dell’agire della Chiesa, che anche se non sai in che dio credere, e se credere, è cosa che immagino a molti allarghi un po’ il cuore. Ma quanto, per questa parola, si è dovuto aspettare … Eppure, non è scritto nella Genesi? “Il Signore mise un segno su Caino: se qualcuno l’incontrava, non doveva ucciderlo”. Nessuno tocchi Caino… che “chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte tanto”… E se additate addirittura ‘Caine’ anche loro, le donne… perché per loro così difficile il perdono? Ho letto in questi giorni la testimonianza di un sacerdote che racconta di aver una volta negato, sia pur con dolore e tormento, l’assoluzione a una donna che era andata a lui per chiedere perdono per un figlio che, nelle difficilissime condizioni della sua vita, proprio non se l’era sentita di far nascere… e quanto vorrebbe, oggi, dopo le parole del Papa, quel sacerdote ritrovare quella donna, per essere lui a chiedere, dice, a lei perdono. Ma non è solo questione di chiese e sacerdoti… Ho ripensato, a confronto, all’orrore ‘laico’ di parole pronunciate tempo fa da un ‘ateo devoto’, che da un salotto televisivo parlava… Mi colpì tanto che ne appuntai una breve riflessione, a proposito di garbi formali e di sostanziali violenze. Si parlava, in quell’occasione, di un manifesto “pro-life” con il quale l’aborto entrava fra i temi della campagna elettorale, mentre c’era stato proprio in quei giorni, forse ricordate, un blitz della polizia in un ospedale napoletano, in seguito ad una denuncia per “infanticidio”. L’inchiesta accertò subito che si era trattato di un’interruzione di gravidanza, e che tutto si era svolto regolarmente ai sensi della normativa vigente. Episodio sciagurato… di grande violenza, come violento fu l’irrompere nella campagna elettorale di una questione così dolorosa e delicata… Ma ancora più violento mi sembrò l’intervento di quell’ateo devoto, che con feroce dolcezza parlava del “bambino che quel feto sarebbe stato’. Come se questo non fosse già il pensiero dolente di una donna che si trova di fronte alla terribile scelta di abortire. Che è pensiero e dolore intimo, che non andrebbe straziato da altri davanti a una telecamera. Con l’aggravante, nel caso, che l’ateo devoto si indirizzava ad una persona precisa, pronunciando il nome della donna, che è riecheggiato per tutto il tempo di quell’interminabile, insopportabile, intervento… Non potei allora fare a meno di chiedermi, se era davanti al televisore, cosa avesse provato quella donna, a sentirsi chiamare con tanta ostinata pacatezza, mentre di fatto veniva trasformata in emblema del ‘peccato che guai a commettere’! Mentre il suo nome veniva pronunciato ripetutamente, ripetutamente, fin quasi a denudare la persona… inferto ogni volta come una coltellata… Davvero strideva, nella gelida pacatezza del discorso, la parola ‘amore’, pure tante volte pronunciata… Pensando a quella donna, ripensando a Maria… a tutte le donne, colpite, nel corpo e nell’anima, dalla pacatezza della devota violenza che ha calpestato e continua a calpestare i loro corpi e i loro cuori… Pensando ai medici obiettori di coscienza, la cui scelta è certo cosa individualmente rispettabile e legittima… bisognerebbe chiedersi quando finirà lo scandalo della folla (questo sì, inaccettabile ) di obiettori di coscienza che nei nostri ospedali pubblici di fatto costruiscono muri di ostracismo… Se non è anche questa, pacata, devota violenza… Se è più facile trovare accoglienza nella Chiesa, che ottenere il rispetto di una legge dello stato…