DI NELLO MASCIA

NELLO MASCIA

Alle 20,40, minuto più minuto meno, col pari di Defrel muore il campionato del Napoli. Quattro minuti dopo, con la sostituzione del Pibe di Fratta per Giaccherini, muore forse per sempre l’era del Sor Tuta. E’ la mossa folle contro ogni logica e contro ogni criterio. Un centrocampista per un attaccante d’invenzione, in un momento in cui si deve tentare di tutto per vincere. E’ la sintesi del totale stato confusionale di un mister ormai incapace di gestire con un minimo di coerenza gli eventi. Campionato finito. Ininfluente se a Lisbona si passa. Ininfluente l’arrivo di Pavoletti o Pavarotti o Ridolini o Stanlio e Ollio. Mia previsione? Non arriverà nessuno. Finito. E dire che la giornata era iniziata sotto i migliori auspici. Gli ergastolani tornano sulla Terra e si schiantano a Marassi grazie alla frenesia grifagna del Cholito. Tre cazzotti in mezz’ora. Che botta, ragazzi! Succede. Ma è la reazione alla giornata storta quello che preoccupa, a ragione, Acciughina. Non è una reazione da Sing Sing. Sarà il calo seguito al passaggio in Europa. Sarà l’infortunio a Bonucci e a Alves. Sarà che Manzotin fa proprio pena per come è ridotto e per come debba sopportare, all’ingresso, anche l’irridente coro genoano: “Napoli, Napoli”. Sarà anche colpa di Mazzoleni. Che per una volta nella vita, proprio contro la società cui deve la carriera, si permette di fare l’arbitro. Succede. Succede anche altrove. Il Barca pareggia con il Real Sociedad e va a sei punti dal Real. Avrebbe dovuto perdere a San Sebastian. Un solo tiro in porta (quello di Messi, del gol) mente i Baschi colgono tre clamorosi pali a portiere battuto. Il Real vince a stento in casa con modestissimo avversario, difendendosi in undici, CR7 compreso, negli ultimi minuti. Per non parlare del Bayern che vince, mantenendo il vantaggio, grazie ad un clamoroso intervento di Xavi Martinez, di mano sulla linea di porta, con l’arbitro che chiude letteralmente gli occhi. Il calcio è anche questo. Chiunque può battere chiunque. Ma l’allarme è scattato. E dunque via alla domanda del giorno. C’è davvero un’anti Juve? I Sangue-Oro non credo. Ne beccano due nella ripresa dai Delfini adriatici, e tremano fino alla fine. Per loro fortuna continua a segnare il Ciclope Bosniaco, un tempo liquidato come pippa galattica e oggi osannato come il miglior bomber in circolazione. Ma le amnesie sono troppo frequenti per sperare in una rincorsa efficace. Gli ex patonzi nemmeno. Sbancano il Castellani nella ripresa con la prima doppietta di Gianluca Lapadula che inizia a scalare sempre più velocemente le gerarchie dell’Aeroplanino. Ed è pur vero che Suso è a tratti immarcabile. Ma quello che frena gli entusiasmi è l’assetto societario ancora molto nebuloso. I critici più smaliziati non credono nel ritorno del Patonza. E sono convinti che il ritardo del closing sia solo una scelta politica dell’indomito ottuagenario.
Un modo per evitare di presentarsi al referendum senza Milan, ovvero senza il valore aggiunto del calcio che secondo tanti ne ha agevolato la irresistibile ascesa. Fanno irruzione nel salotto nobile Toro e Aquilotti con credenziali interessanti. I granata sono i benvenuti. Hanno la storia più bella del calcio italiano. Hanno una squadra giovane e bella. Belotti, Zappacosta, ma anche Benassi Ragazzi che profumano di futuro. Hanno un mister determinato, non simpaticissimo, anzi. Ma motivato e competente. Sugli scudi Iago Falque (sette gol in undici partite giocate) fortunato anche di avere una madre che gli ha impartito una sana educazione socialista. Benvenuti anche agli Aquilotti. Inzaghino vince anche alla Favorita prevalendo in 90’ di noia rara e di rare occasioni, e può finalmente urlare di essere lui il fratello più bravo. Ma quelli che continuano a sorprendente sono i ragazzini della Dea. I giamburrasca di Gasp battono al Dall’Ara il bergamasco Crisantemo-Donadoni con scioltezza disarmante. Squadra da ammirare. Da ammirare le magie del “Papu” Gomez a Bologna che mandano in goal Masiello e Kurtic. Da ammirare Roberto Gagliardini 22 anni, testa alta, personalità super nell’ impostare, scelta di tempo nell’ inserirsi senza palla. Da ammirare Mattia Caldara 23 anni, difensore che segna quanto un attaccante. Da ammirare Leonardo Spinazzola 23 anni che salta l’uomo con estrema facilità. Squadra da ammirare. E che meriterebbe uno “speciale” tutto suo. Non fosse altro perché è l’unica squadra ad adottare la marcatura a uomo in fase di non possesso. E dire che Gasp è allievo di Galeone. Domenica questi ragazzini sbarcano allo Stadium per la partita dell’anno. Ma il fine settimana sarà da fuochi d’artificio in giro per l’Europa. A Manchester, il City ospita il Chelsea del Parrucca. All’Olimpico c’è il Derby. Al Camp Nou il Clasico. Devo trovare il tempo per andare a votare. E spedire il Bomba in serie B.