DI PINO SCACCIA
PINO SCACCIA
Qualche anno fa ho passato una giornata a Little Havana, a Miami. Ricordo bene l’odio, neppure nascosto, dei dissidenti cubani. Avevano le loro sacrosante ragioni e dunque non mi sono meravigliato di come sia stata accolta nella “Big Mango” la notizia della morte di Fidel Castro. Ma mi ha fatto effetto ugualmente. Non si può festeggiare, mai, una vita che se ne va, neppure quella di un uomo considerato un dittatore. Quei caroselli di auto lungo il “cornish”, come se avessero trionfato in un torneo sportivo, è stato comunque uno schiaffo alla storia, a prescindere da quello che hanno subito. Il “comandante”, con tutti i suoi eccessi e i suoi difetti, è stato comunque un grande protagonista del ‘900 e la morte, com’è stato scritto, coincide con la fine di quel periodo. Ha sfidato, ultimo comunista, i potentissimi Stati Uniti, tenendo testa a ben undici presidenti americani, sfuggendo – diceva – a seicento attentati (in realtà sono stati di più: 637) guastando magari a un certo punto lo spirito della rivoluzione ma ottenendo comunque risultati. Un mito anche nella vita privata, come tutti i ribelli, se è vero che ha fatto l’amore con almeno 35 mila donne, pace all’anima sua. E’ stato tutto e il contrario di tutto, spiegatelo a Saviano, fino a inginocchiarsi davanti al Papa.
Quella festa di Miami, dunque, è stata indecente, così come lo è stato l’impavido accostamento di un gigante, compagno del “Che” in un lungo sogno di eguaglianza da sfiorare l’utopia, con un geniaccio del web come Casaleggio che ha avuto solo il merito di mettere in pratica quello che McLuhan ipotizzava già negli anni Sessanta, cioè l’affitto del cervello. Metterli sullo stesso piano è anche più indecente di festeggiare la morte di un mostro sacro, nel bene e nel male, della nostra epoca. Segno innanzitutto del provincialismo più becero. C’è chi per i propri fini politici strumentalizzerebbe qualsiasi cosa. C’è già anche chi ha collegato la casualità dei funerali con l’esito del referendum. Ma forse, semplicemente, non conosce la storia e si ubriaca di false illusioni. Gente piccola.