DI ANNA RITA NOCITI

Anna Rita Nociti

Così recita il I° comma dell’art. 32 della Costituzione italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il contenuto del diritto è complesso, la situazione di benessere psico-fisico si traduce nella tutela della sua integrità, del diritto a vivere in un ambiente salubre, del diritto alle prestazioni sia nell’essere curato sia nella scelta opposta. Questo diritto fondamentale dell’individuo è connesso intimamente al valore della dignità umana cioè il diritto a un’esistenza degna, (art. 3 della Costituzione). Il ruolo dello Stato è di assumere il compito di realizzare tutte le condizioni favorevoli affinché i cittadini, tutti, siano tutelati predisponendo strutture e condizioni necessarie per offrire l’assistenza sanitaria. L’articolo 32 della Carta garantisce la gratuità del servizio per gli “indigenti”; per quanto riguarda gli altri è prevista una compartecipazione tra utente e Stato per le spese di copertura sanitaria. Purtroppo lo scenario è inquietante. Già dal 2012 nove milioni d’italiani erano costretti a rinviare le prestazioni sanitarie o a rinunciare per difficoltà economiche. Oggi, a distanza di pochi anni, sono più di 11 milioni gli italiani che pagano gli effetti collaterali della crisi economica, un triste fenomeno che rischia di aumentare. Una crisi economica iniziata dal 2008 che non dà tregua e sono sempre gli umili cittadini a pagare. Non sono solo le persone anziane a pagare le conseguenze peggiori, circa 2,4 milioni, ma sono ancor di più, i giovani (2,2 milioni) nati tra gli anni ottanta e il 2000, poiché non predispongono di un reddito stabile. Sono quei giovani che vivono alla giornata, con la disoccupazione o un lavoro precario, con una paga da fame anche se con un alto livello d’istruzione. Padri di famiglia, costretti a rinunciare a legittime cure mediche a causa di lunghissime liste d’attesa del servizio pubblico e, per converso, al proibitivo costo della sanità privata. Dati Istat rivelano come l’incapacità economica di milioni d’italiani, vieti loro la possibilità di accedere a un diritto inviolabile e costituzionale: un diritto calpestato. Meno sanità pubblica più sanità privata, simile al modello liberista americano aggiungo, viviamo il fenomeno della sanità negata: no soldi no sanità. La maggior parte degli italiani non riesce a far fronte ai costi del privato cioè alle cure intramoenia, cioè quelle in cui i medici utilizzano le strutture pubbliche per visite private fatturate dal medico stesso. Ancor di più la differenza tra le regioni del Nord e quelle del Sud, infatti, mentre al Nord almeno ci sono le strutture sanitarie migliori, al Sud oltre la povertà più sentita, gli ospedali chiudono e quei pochi che resistono non hanno e non offrono strumenti adeguati. Si aggiungono i pellegrini della salute, i quali sono costretti loro malgrado, ad affrontare spese ulteriori. Il patto per la Salute 2014-2016 fissava un tetto disponibile di circa 115,4 miliardi di euro. A oggi solo 111, mancano 4 miliardi all’appello. Questa mancanza si evidenzia nel taglio dei posti letto e chiusura degli ospedali, come prima detto, poca prevenzione, liste d’attesa interminabili, fondi insufficienti per l’epatite B con tutte le conseguenze che porta. Il trend della povertà del nostro Belpaese continua a peggiorare e gli sprechi del nostro Servizio Sanitario aumentano. Tra tagli, sprechi e inefficienza, si sta ridimensionando il diritto costituzionale alla tutela della salute, cardine del nostro ordinamento. Oltre ad ammalarsi si muore di malasanità. Per sviste di medici e infermieri, per il sistema rallentato e che porta al progredire di malattie forse curabili se prese in tempo. Le conseguenze della crisi economica nel Servizio Sanitario Nazionale non si ripercuotono solo a livello di malato-medico-terapia-struttura, ma, in maniera subdola e sfavorevole nella mente dell’uomo incapace nell’eventualità di non poter affrontare una malattia per la sua condizione economica. Cresce la depressione, le varie forme di dipendenza (alcool, droga e altro), si può arrivare al suicidio. Gli effetti a lungo termine della disoccupazione, del lavoro precario portano a questo tipo di malasanità. Heidegger sosteneva l’idea della vita come proiezione in avanti e quindi un’opportunità di crescita dell’uomo stesso. La crisi di questi tempi ha assopito nella maggior parte delle persone questa proiezione. L’antica parola latina “cura” indica due termini speculari: angoscia e protezione. Di questi tempi è la maggior parte delle volte angoscia, rendendo ostaggio l’uomo delle sue paure di fronte al domani, paure che non lo abbandonano mai. Thomas Jefferson cita: <<La cura della vita e della felicità degli uomini, e non la loro distruzione, è l’unico legittimo obiettivo del buon governo>>.