DI PIERLUIGI PENNATI
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Siamo al dopo, ormai nessuno se lo aspettava più: Fidel Castro era un mortale e come tale ha tenuto fede al suo destino. In fondo la vita è l’unica malattia che porta con certezza alla morte e così è stato.
Si dice che nella storia uno solo sia tornato, unendosi poi al padre celeste, ma sappiamo che moltissimi sono rimasti tra noi, con le loro idee, le opere o soltanto l’esempio.
In perfetta linea con la filosofia del Foscolo sarà tumulato in un luogo fisico, ma il suo sepolcro è già, e sarà per sempre, la trasmissione del patrimonio umano che ha generato e che lo colloca a pieno titolo tra i più grandi eroi della Storia.
Al termine di un lungo percorso terreno, Fidel Castro lascia un’eredità davvero pesante e che, forse, nessun altro potrà raccogliere, né il fratello Raul, né i suoi tanti seguaci. Il Castro che tutti conosciamo era differente da qualsiasi altro uomo, non un vero dittatore ma, che piaccia o meno, un reggente fermo con in mente una sola passione, il suo popolo.
Un padre idealista e forse troppo severo, ma alla fine, io credo, un buon padre per tutti i cubani e non solo per i suoi dieci figli, al punto che, fatta eccezione per Raul, la sua famiglia genetica è quasi sconosciuta ai più.
La morte di Castro accende al contempo miriadi di attese, speranze e dubbi: come sarà la situazione politica dell’isola in futuro? Resterà tutto immutato o, addirittura, Cuba potrebbe persino tornare quella che era prima della rivoluzione a causa di un mondo che nel frattempo si è globalizzato e dipende quasi esclusivamente dall’economia di larga scala?
Castro era cuore ed anima della sua nazione, Castro era Cuba stessa, tanto che tutti, persino noi, lo chiamavamo con il nome di battesimo, Fidel.
Lui era l’ultimo baluardo rivoluzionario delle sue stesse idee, che in ogni caso hanno consentito ad un popolo intero di sopravvivere e persino di eccellere in molte discipline. Arte, medicina e scienze a Cuba sono al massimo dell’espressione umana possibile al netto delle difficoltà economiche, naturalmente, il massimo, ma non i miracoli, impediti da un embargo devastante della maggioranza del resto del mondo.
Oggi è già domani, Cuba è gravida di cultura ed il popolo cubano è eccezionale e pieno di vitalità, se il dopo Fidel sarà ben gestito i popoli di tutto il mondo dovranno temerne la concorrenza, ma anche gioirne per l’apporto formidabile che potrà portare, altrimenti sarà la sua stessa catastrofe.
Alla camera ardente di Fidel si stanno avvicendando migliaia di persone, alla fine, forse, sanno milioni, sinceramente affrante, ipocriti, curiosi e persino narcisisti che potranno dire “io c’ero”, magari con un macabro con un selfie davanti alla bara di un gigante della storia.
Quello che impressiona di più, però, è il saluto affettuoso degli studenti, giovani che non hanno aspettato di potersi mettere in fila e che fin dal principio si sono riuniti davanti alle scuole per manifestare il loro sincero cordoglio.
Può accadere che chi ha vissuto prima della rivoluzione od anche solo nel ricordo dei suoi genitori possa scapparvi, ma chi vi è nato, come i giovani di oggi, testimoniano che quel regime di oppressione condannato da molta parte del mondo è largamente accettato dalle nuove generazioni, senza rassegnazione, per lo più con convinzione e non si dica che hanno tutti, ma proprio tutti, ricevuto il lavaggio del cervello e non possono capire.
Gli studenti di Cuba sono vivaci ed intelligenti e la scuola cubana insegna loro libertà e pluralismo, al contrario della nostra scuola che insegna economia e competizione, eppure noi facciamo le guerre e scappiamo in massa emigrando, i cubani sono in pace con tutti e restano per lo più in patria.
Se oggi è da apprezzare chi, come Obama e pochi altri, non ostenteranno ipocrisia nel fare la fila con il cappello in mano davanti a delle spoglie mortali, dobbiamo sperare che vi sia già chi sta pensando ad un dopo Fidel sostenibile dove lo spirito di democrazie e libertà prevalga, purtroppo, la “normalizzazione” imposta da Raul, con il processo di riforme economiche avviato e l’apertura economica ai capitali Usa e non solo, fanno oggi pensare ad un futuro per Cuba più di tipo Cinese.
Per assurdo, oggi più che ieri il popolo cubano ha bisogno di Fidel Castro, la rivoluzione non è terminata.