DI LUCIO GIORDANO

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Le ultime pallottole spuntate le ha sparate ieri il Financial Times. In caso di vittoria del no al referendum costituzionale , ha scritto, otto banche italiane rischiano il fallimento. Bello sforzo. Sette su 8 sono ormai istituti di credito decotti: Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Carige,  più quattro piccole banche salvate l’anno scorso: Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e Cariferrara. Per quanto riguarda l’ottavo istituto,  Il Monte dei Paschi di Siena, Jp Morgan sta tramando per farlo fallire e acquistarlo con un tozzo di pane. Innocuo terrorismo finanziario, quindi, scontate speculazioni finanziarie. Nient’altro . E’ come se insomma uno dicesse che Il Crotone non può vincere il campionato. Anzi, ancora più facile: che per il Bari, ahimè, per quest’anno non ci sono speranze, niente scudetto. Gioca in serie B, infatti.

Comunque, state tranquilli. Non accadrà niente di grave sia in caso di vittoria del sì che in caso di trionfo del No. Anche perchè sono finiti gli attori. Financial times, Wall Street Journal, Obama, Economist,  la Merkel, Juncker: tranne la regina Elisabetta hanno parlato  davvero tutti sul nostro referendum. . Finanche l’Ocse ha detto la sua, accennando a necessarie   riforme, dimenticando però che le uniche riforme che servirebbero  davvero per rilanciare l’Italia, oltre alla  lotta alla corruzione, alla grande evasione fiscale, paradisi fiscali inclusi, alla mafia e alle privatizzazioni, riguardano l’istruzione, la giustizia civile,  su su fino al mondo del lavoro, da spingere verso la piena occupazione grazie ad serio piano di investimenti pubblici, ad esempio  per la messa in sicurezza del territorio.

Coraggio. Altri quattro giorni e finalmente verrà messa la parola  fine a questa squallida  campagna referendaria fatta di accozzaglie e serial killer. Fatta di un irrespirabile, fetido clima da guerra civile per il quale ancora una volta dobbiamo ringraziare il mondo della finanza internazionale. Che ormai, è evidente, tiene all’Italia, molto più di Renzi o Salvini, di Grillo o Berlusconi. Ovvio. Come ho già detto più volte, il nostro Paese è l’anello più importante del progetto a cui Wall street e la city tengono  di più. La piccola e nobile Grecia, svenduta e immiserita, è stata uno straordinario laboratorio, Ma per realizzare qualcosa di più importante serve un’Italia accondiscendente. Non sarà facile.

O brogli o morte. E l’ l’ultima carta che possono quindi giocarsi domenica, sostengono in molti del No, forse esagerando. Altrimenti, sarà un 80 a 20 in favore del no. 60 a 40 a voler tirare su il morale a quelli di Goldman Sachs. E anche qui non c’entra Renzi. Che, ad onor del vero, ci ha messo del suo in questa interminabile e violentissima campagna referendaria, In antipatia, ma anche in promesse da marinaio, Le ultime cartucce le sta sparando in questi giorni, con mancette elettorali. La più recente, i 30,50 euro di aumento per le pensioni più basse. Sfiga vuole, però,  che il tempo sarà inclemente il 4 dicembre. Pioggia, freddo, neve. La sciatica, per gli anziani elettori del si, sconsiglia avventure fuori casa.

Caporetto?  Con un Renzi e un Berlusconi soli  contro il resto d’Italia, dal Pd non renziano  ai cinque stelle, dalla sinistra al carroccio tutti  che votano no, ebbene, sarà Caporetto. E dopo, governo tecnico? Si, questo è quanto minaccia l’attuale presidente del consiglio. Ma anche qui, a naso,  gli italiani non hanno mica tanta paura, dei ricatti. Del resto, si deve salvare la costituzione più bella del mondo, poche storie. Per quanto mi riguarda Renzi potrebbe continuare a governare anche per tutto il 2017, concludere la legislatura. Se  proprio doveva dimettersi, in effetti, ci sarebbero state ben altre occasioni per tornare a Pontassieve: il jobs act, la buona scuola, le fiducie sull’italicum. Semmai, il 5 dicembre, Renzi dovrebbe dimettersi  da segretario del Pd, per aver portato allo sfacelo il partito, averlo mutato geneticamente e ridotto ad un manipolo di reazionari. Soprattutto dopo aver tradito e preso in giro l’ intero elettorato di sinistra. Che poi forse, in fondo,  e a pensarci bene, era proprio  questa la mission che gli avevano imposto di compiere.

Ma gli italiani, gli italiani, dicevo,  difficilmente lo lascerebbero governare dopo che lui ha ingenuamente  personalizzato fino alle estreme conseguenze il risultato referendario. E dunque sì, un governo tecnico: se proprio non si può andare subito al voto. Va bene anche quello, agli italiani. Sono pronti alla sfida. Non per altro. Ma, come ripeto da almeno un anno, se la troika fosse costretta a calare l’asso di bastoni con Mario Draghi,  gli italiani saprebbero chiaramente con chi hanno avuto a che fare per tutto questo tempo . La maschera sarebbe finalmente  gettata. Dietro il giovane Matteo si muove infatti  l’oscuro mondo delle banche pronto all’armageddon. I poteri forti. Peccato che costoro brillino di tanto cinismo ma anche di scarsa intelligenza.  Hanno tirato la corda a tal punto che si stanno tagliando la terra sotto i piedi. Stanno bruciando il foraggio del famoso 99 per cento del pianeta che li tiene in vita e che per trent’anni ha consentito alle famiglie più in vista di fare il bello e il cattivo tempo.

Ora però non più. Dopo il referendum in Grecia, il famoso Oxi,  e quello meno eclatante in Gran Bretagna, tocca all’Italia. E, come appare scontato, con la sconfitta i guai  per loro inizierebbero a farsi seri.  A pensarci bene, se quel 99 per cento si incazzasse per davvero, al mondo della finanza non resterebbe altro che fuggire su un’altra galassia. Dunque, non ha scelta: o Roma o Marte.